ASPETTANDO L'ALBA

Sabato 15 agosto 2020

Oggi è il giorno di ferragosto. Alcuni miei amici ed io abbiamo deciso di svegliarci presto per andare a vedere l’alba. Avevamo la sveglia alle 4:15 del mattino. La città vista a quell’ora ha un fascino stupendo perché nonostante il freddo, il buio e solo noi otto in giro, non trasmetteva un senso di tristezza, al contrario, ti sentivi al sicuro. Passeggiando per le vie vuote della città potevi notare piccole sottigliezze che in altri momenti della giornata non avresti potuto cogliere appieno. Arrivati in spiaggia abbiamo messo sulla sabbia i nostri teli e ci siamo seduti ad aspettare l’alba mentre chiacchieravamo del più e del meno. Mentre ero lì provavo una sensazione di pace interiore e armonia indescrivibile. I nostri discorsi avevano come sottofondo il suono delle onde del mare e il verso dei gabbiani. Si stava benissimo. In spiaggia c’erano anche ragazzi in after dalla sera prima che, come noi, chiacchieravano sottovoce per non rompere quel suono armonioso che scandiva la nostra attesa, accanto a ragazzi che invece dormivano sui teli mare. Dopo una mezz’oretta abbiamo iniziato a scorgere le prime luci del mattino e ci siamo trattenuti in spiaggia finché il sole non fu sorto del tutto. Prima di lasciare la spiaggia e andare a fare colazione siamo entrati in acqua fino a metà gamba per sentirne la temperatura. L’acqua era calda e limpida, perfetta per tuffarcisi dentro, se non fosse stato per il freddo che c’era all’esterno. Dopo colazione siamo tornati in spiaggia dove ci ha raggiunti il resto della compagnia e dove abbiamo trascorso il resto della giornata. Nel pomeriggio, come da tradizione per ferragosto, ci siamo divertiti lanciandoci a vicenda gavettoni d’acqua e palle di sabbia, concludendo il tutto con grandi risate e un caloroso abbraccio di gruppo.

di Linda Madini, 4D Rel

IL TEMPO CHE NON MANCA PIÙ

Martedì 17 marzo 2020

Ottavo giorno di quarantena

 

La noia, questa ragazzaccia, è entrata con prepotenza nella nostra vita da poco meno di un mese.  E si sa, a volte può spingerci a fare cose che in situazioni normali non faremmo, un po’ per il poco tempo che questa frenetica società ci lascia, ma spesso e soprattutto perché queste piccole cose, noi, le diamo per scontate. E così, un martedì sera di un mese piuttosto strambo, io e i miei genitori ci siamo ritrovati a sfogliare i vecchi album di famiglia. Libroni colmi di fotografie, di ricordi, di emozioni. Mi è bastato sfogliare alcune pagine per venire catapultata negli anni ‘90. Jeans, T-shirt colorate e il sorriso dei miei genitori sono ciò che accomunano le centinaia di fotografie scattate durante quegli anni. Guardandole non si può che respirare quel senso di libertà che come spesso raccontano, ha dato un senso alla loro giovinezza e che, in questo momento più che mai, noi tutti vorremmo tornare a respirare.

Ed ecco che arrivano anche le mie prime foto e mi accorgo che è proprio vero, il naso è della mamma, ma gli occhi beh, quelli li ho presi da papà. E sfogliando ripercorro la mia vita, la prima volta tra le braccia del nonno, il primo Natale e la prima notte passata nella mia cameretta. E’ trascorso così tanto tempo, eppure ricordo benissimo quel pigiamino o quel tanto atteso regalo che Babbo Natale mi aveva lasciato sotto l’albero. Mi rendo conto che forse il meglio deve ancora arrivare e che non c’è fretta, ho ancora tutta una vita davanti e ciò un po’ mi spaventa: cosa mi riserverà il futuro? Ne sarò all’altezza? E ancora, riuscirò a prendere in mano il mio destino? Ho bisogno di risposte e le risposte necessitano tempo. Ma questo non è un problema, al tempo del Coronavirus il tempo non manca mai..

 

Vanessa Paletti, 3 D Rel

 

18 marzo 2020

 Nono giorno di quarantena

Caro Coronavirus,   

sono un ragazzo di sedici anni che ha visto cambiare la propria vita grazie al tuo arrivo. In queste ultime settimane stai mettendo in grande difficoltà milioni di persone, all’inizio non pensavamo potessi essere così minaccioso e invece ti sei rivelato terribilmente pericoloso.

Hai dimostrato di voler vincere questa battaglia contro tutta l’Italia, anzi tutto il mondo, perché ormai sono davvero poche le nazioni che non sono state colpite da te.

Purtroppo a causa tua molti bambini non capiscono cosa stia succedendo attorno a loro, non possono andare a scuola e non possono incontrare i propri amici. Hai tolto lo sport a tantissimi ragazzi nel mondo, e tra questi ragazzi ci sono anch’io, a me hai tolto il calcio, cosa che amo tanto, ma che purtroppo da tre settimane ho dovuto abbandonare, per aiutare la mia nazione a non perdere questa battaglia contro di te. Il calcio per me era lo sfogo di una giornata andata storta, quando prendevo un brutto voto  a scuola se tiravo due calci al pallone la rabbia dentro di me diminuiva, ma tu caro Coronavirus mi hai rubato la libertà. Purtroppo però non ci hai tolto solo questa libertà, infatti a me come a molti altri ragazzi di tutta Italia , ma non solo, di tutto il mondo, hai sottratto la possibilità di andare a scuola e ora siamo costretti a fare video lezioni da casa. Bello? Mica tanto non posso più uscire, mi sveglierò anche più tardi la mattina, anche dieci minuti prima che la video lezione abbia inizio, ma mi hai tolto la possibilità di uscire con i miei amici, con le persone che più amo e più mi divertono, mi hai rubato la possibilità di andare a scuola, stare a contatto con i miei compagni di classe, ridere con loro, discutere il lunedì mattina del rigore della partita che si era giocata nel weekend, raccontare a loro quello che avevo fatto nel fine settimana dopo la partita di campionato, a loro questo interessava molto. A causa tua invece posso sentire i miei amici solo tramite cellulare o videochiamate quando ho voglia di rivedere la loro faccia. Mi hai tolto la possibilità di fare tutte queste cose caro Coronavirus, ma la battaglia non finirà qui, ti prometto che noi torneremo più forti di prima ci riprenderemo tutte le cose che più amiamo e torneremo nuovamente sui banchi di scuola. Ti sconfiggeremo. Dacci solo un po’ di tempo e vedrai che questa battaglia la perderai.

Marco Verdoliva, 3 D Rel

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LA SCUOLA IN QUARANTENA

20 marzo 2020
Decimo giorno di quarantena

Il COVID19 oltre a cambiare le nostre abitudini ha cambiato completamente  e radicalmente il nostro modo di fare scuola, in meglio e anche in peggio.

Improvvisamente siamo passati dal prendere mezzi di trasporto di ogni tipo, per raggiungere la scuola, muovendoci come formichine con zaini stracolmi di libri e occhiaie spaventose per le ore di sonno arretrate, ad alzarci due minuti prima della video lezione facendo in fretta e furia colazione, per poi inchiodarci davanti ad uno schermo per ascoltare i monologhi dei professori. 

Insomma, non proprio la stessa cosa, ma fare scuola in questo modo ha sicuramente dei vantaggi quali: non rischiare di perdere il pullman, non mangiare ad orari improponibili, non fare file interminabili nei bagni e davanti alle macchinetta del caffè,  non dover per forza vedere chi non ci piace, dedicare più tempo a noi stessi, avere più tempo per fare due chiacchiere con i nostri genitori e usare al meglio le nostri doti in ambito tecnologico.  

Ogni vantaggio porta però sempre con se’ uno svantaggio, non abbiamo più la possibilità di stare con i nostri compagni di classe e quindi l’ambito sociale della scuola è praticamente inesistente. Dover trascorrere troppe ore davanti allo schermo è sfiancante per gli occhi e per le schiena , sostituisce quindi  in tutto e per tutto gli zaini di piombo. Se poi dopo a un’interminabile mattinata di lezione, ci vengo assegnati troppi compiti non riusciamo nemmeno a svagarci.

Verò è che in questa situazione la capacità dei professori e anche la nostra di stare sul pezzo e organizzarci deve emergere necessariamente.

Penso che la scuola tradizionale e la scuola digitale siano due mondi completamente opposti e che entrambi abbiano una loro “modalità”. La scuola online dovrebbe avere orari, durata delle lezioni, compiti e tipologie di verifiche un po’ diversi dalla normalità.

Spero che nelle prossime settimane ci si organizzi sempre meglio e penso sarà possibile farlo. Ognuno deve necessariamente dare il meglio di sè per superare questo momento difficile, perché se #restiamoacasa allora #andratuttobene.

 

Alice Plizzari, 3^ D Rel

 

IL PIACERE DELLE COSE SEMPLICI

21 marzo 2020
Undicesimo giorno di quarantena

Nella mia vita non avrei mai pensato di vivere una situazione del genere. Una delle cose positive è che comunque le mie abitudini non sono molto cambiate, se non fosse per una cosa che non avrei mai pensato potesse fare così male: non vedo più il mio papà. Solitamente lo vedo un pomeriggio alla settimana, quindi qualche ora, per questo pensavo che avrei sopportato la lontananza. Ieri però, sentendo parlare mia mamma piuttosto che i miei professori, ho realizzato che questa quarantena potrà durare più del previsto e questo potrebbe comportare non vedere mio padre per molto tempo ancora.  Sono ormai dodici giorni che non lo vedo e, pur sentendolo quotidianamente, mi manca terribilmente. Non vedo l'ora che questa quarantena finisca per poterlo riabbracciare e per potermi godere appieno le ore con lui, se pur poche.

Questa quarantena mi sta facendo capire l'importanza di alcune persone, oltre al mio papà, che non ritenevo così determinanti per me e che invece si sono rivelate esserlo e il non poterle vedere mi fa molto male.

Queste “vacanze forzate” mi hanno fatto riflettere molto e sono giunta alla conclusione che, anche se le mie abitudini di vita sono rimaste le stesse, la mancanza di alcune persone che davo per scontate, mi ha fatto capire quanta importanza abbiano realmente.

Da questa quarantena sto imparando ad accogliere con un sorriso le piccole cose che la vita mi concede, lasciandomi stupire da tutto, ma soprattutto mi sta insegnando ad apprezzare i piccoli gesti perché capisci l'importanza di una cosa solo quando questa ti viene a mancare. Questa quarantena si sta rivelando un'esperienza di vita, che di certo mi porterò dentro per sempre

Linda Madini, 3^D Rel

 

UN VIAGGIO NEI RICORDI

22 marzo 2020
Dodicesimo giorno di quarantena

In questo periodo di “sosta forzata”è difficile far passare il tempo.

Al mattino si fa lezione on line, al pomeriggio ci si dedica ai compiti e allo studio e poi?? Bella domanda!!

Ho aiutato mia mamma nelle faccende di casa e mi sono pure improvvisata “chef per un giorno,”ma con risultati non troppo brillanti.

Un pomeriggio, per la felicità di mia mamma, abbiamo deciso di sistemare il box e, dopo aver visto i numerosi scatoloni che dormivano tranquilli da anni, avrei voluto girare i tacchi e scappare, ma dal momento che mi ero resa disponibile, mi sono armata di guanti di lattice e via con l’apertura dei cartoni.

Ho scoperto prima di tutto che mia madre ha uno spirito conservatore da far paura: sono saltati fuori i primi quaderni dell’asilo di mio fratello, i miei vestiti di carnevale creati dalla zia e persino un suo diario di scuola delle superiori .

Spostando l’ultimo scatolone, con mio stupore, è saltato fuori un machete!

“E questo? Hai un passato da serial killer e non lo so?”

Il viso di mia mamma si è rattristato per un attimo, mi ha tolto di mano il machete e, tenendolo stretto a sé mi ha detto:“questo arriva da Santo Domingo”.

Ci siamo sedute tra le scatole accatastate e ha iniziato a raccontarmi del suo viaggio di nozze a Santo Domingo e di tutte le peripezie combinate da lei e da mio padre.

Mi ha raccontato di essere stata due giorni in camera a stretto contatto col bagno (ci siamo capiti eh), di una escursione fatta all’isola di Saona dove mio padre, preso dall’entusiasmo e dalla fretta, si è dimenticato di mettere il costume da bagno per questo è immortalato in mutande, di essersi abbrustoliti al sole e ... del machete.

Nel viaggio di ritorno, i miei genitori avevano due valigie una ricolma  di souvenirs, tra cui il machete, non sapendo che anche se a Santo Domingo li vendono tranquillamente, in Italia è proibito portarli poiché vengono ritenute armi da taglio (anche se la lama non è affilata). Scesi dall’aereo e prese le valigie per dirigersi fuori dall’aeroporto, mia mamma, che camminava qualche metro avanti a mio papà, è passata tranquillamente mentre lui è stato fermato per il controllo del bagaglio, ma per fortuna la valigia con i souvenirs l’aveva mamma!!!

Così, al termine del suo racconto, abbiamo deciso di appendere il machete nel box, in questo modo ogni volta che vi entrerò mi spunterà un sorriso, guardando quel machete e immaginando mio padre che corre felice in mutande sulla sabbia bianca di Santo Domingo.

Sara Delfini, 5^D Rel

 

DUECENTOCINQUANTASEI

23 marzo 2020
Tredicesimo giorno di quarantena

“Andrà tutto bene” è la frase che io e mamma abbiamo pensato di tatuare sopra il sacchetto di carta contenente sei biscotti fatti in casa da noi e destinati agli anziani della nostra città che, a causa della quarantena non hanno la possibilità di uscire e rendersi indipendenti come facevano prima che questo mostro chiamato Coronavirus ci travolgesse. Per la loro distribuzione ci appoggiamo al contributo di una ragazza che ha messo a disposizione il proprio mezzo con il quale consegna agli stessi anziani la spesa alimentare e farmaceutica .

Il motivo per cui abbiamo scelto di compiere questo piccolo gesto è  semplice e legato al fatto che, non potendo dare un aiuto concreto e specializzato alla situazione di emergenza, abbiamo pensato di risollevare gli animi con un piccolo cuore di farina, zucchero, uova e burro.

Questo tipo di attenzione può venire da tutti e può far sentire le persone meno impotenti, inizialmente non pensavamo che un gesto così insignificante come questo riscuotesse tante attenzioni  al punto che lo stesso Corriere della sera ci ha dedicato un piccolo articolo.

E' stato così che ci siamo trovate a sfornare più di duecentocinquantasei biscotti al ritmo di Harry Styles confezionandoli dentro ai sacchettini di carta più tristi della storia, ma con la speranza nel cuore che "andrà tutto bene".

di Emma Tacca, 3^D Rel

 

IL LUPO PERDE IL PELO, MA NON IL VIZIO!

Martedì 24 marzo 2020

    Quattordicesimo giorno di quarantena

Non so per voi, ma per me questa quarantena sta significando una cosa sola:cibo, cibo e ancora CIBO.

Apro gli occhi al mattino e il mio primo pensiero indovinate a chi va, ebbene si, al cibo. 

Facendo due calcoli veloci ho realizzato di non poter continuare così, ne va della mia salute e del portafogli dei miei genitori, che non fanno altro che paragonare il mio stomaco ad un buco nero.

Queste simpatiche affermazioni, che poi tanto simpatiche non sono, e l’arrivo quasi imminente dell’estate mi hanno obbligato a trovare una soluzione. Corsetta al parco? Meglio stare a casa. Cyclette? Nah, pedalare per ore fissando un muro non è proprio la cosa più divertente del mondo. Cos’altro resta? Ci sono! Videochiamata con le compagne di danza alle prese con il mio stesso problema. Così, mosse dalla paura di non entrare più nei nostri amati tutù, tanto costosi quanto attillati, ci siamo date appuntamento per la nostra prima lezione di danza virtuale e, devo dire, è andata alla grande! Due ore intense di esercizi alleggerite da momenti di gossip, proprio come succedeva fino a poco più di un mese fa nella nostra amata palestra. Una playlist improvvisata e un tappetino da yoga è tutto ciò che ci è servito per allenarci e soprattutto divertirci, a dimostrazione del fatto che basta davvero poco per ingannare la noia e la fame, nostre più grandi nemiche in questi giorni. Tra un esercizio e l’altro non sono mancati racconti di aneddoti divertenti sul nostro passato da ballerine mancate che hanno lasciato spazio alla nostalgia e che ci hanno riportato alla triste realtà. Ma come ho imparato in questi giorni, non bisogna lasciarsi trasportare troppo dai ricordi, meglio crearne di nuovi. L’allenamento si è concluso con un appuntamento alla lezione successiva e con il profumo della torta che la mamma, dal piano inferiore, aveva appena sfornato. D’altronde come si dice? Il lupo perde il pelo ma non il vizio! 

Vanessa Paletti, 3^D Rel

 

 I 10 # PER VIVERE CON SPENSIERATEZZA

25 marzo 2020
Quindicesimo giorno di quarantena

#iorestoacasa è il motto di chi si comporta in maniera responsabile.

Per alcuni la quarantena può essere sinonimo di opportunità, magari per staccare la spina dalla stressante vita di tutti i giorni dedicandosi alle proprie passioni, probabilmente dimenticate, a causa dei troppi impegni quotidiani.

Per dare un po’ di conforto e coraggio abbiamo stilato una classifica delle migliori attività che si possono fare a casa per vivere una quarantena con spensieratezza.

 

  1. #PASSIONI. Riscoprite le passioni che avevate accantonato a causa dei troppi impegni, questo vi terrà lontano dai pensieri negativi e vi aiuterà a ritrovare voi stessi.

  2. #ALLENAMENTO. Anche se le palestre e gli spazi all’aperto per fare allenamento non sono usufruibili, allenatevi #restandoacasa, ciò vi aiuterà a tenervi in forma e a prepararvi per la prova costume, ricordiamoci che nessuno potrà fermare l’arrivo dell’estate, neanche il virus!

  3. #FOOD.  Immedesimatevi in uno chef pluristellato e dilettatevi a preparare le ricette più complicate e più stravaganti, vedrete quante risate e forse, scoprirete anche una dote segreta che non sapevate di avere.

  4. #BOOKSHARING.  Prendetevi del tempo per leggere quei libri che vi eravate prefissati di leggere e che non avete mai letto, si sa mai che nelle parole dei grandi scrittori possiate trovare qualcosa di interessante da voler condividere.

  5. #SOCIALIZZARE. Videochiamate, inviate messaggi, telefonate agli amici e ai parenti, insomma socializzate e fategli capire che nonostante non possiate  incontrarvi non vi siete dimenticati di loro.

  6. #FILM #SERIETV. Quando la noia si fa sentire accendete la tv e finite quella serie tv che avevate iniziato, oppure lanciatevi nella trama di un nuovo film, magari anche in lingua straniera chissà non sia un nuovo modo per impararne una o migliorare quella che già state studiando.

  7. #DIVERTIMENTO. Cantate, fate flash mob e ballate, fate vedere che nonostante tutto sapete ancora divertirti!

  8. #CHALLENGE. Sfidate voi stessi sperimentando nuove cose, chissà che non troviate una nuova passione da coltivare.

  9. #FUTURO. Siate ottimisti e fate una lista delle 10 cose che farete appena finirà questo periodo.

  10. #FOLLOWUS. Se non siete troppo impegnati a svolgere tutte queste attività fate un giro sul nostro blog, è un’idea carina ve lo consiglio!!

Se #restiamoacasa , #andràtuttobene !

di Marta Bianchi, 5^DRel

 

PRENDITI 7 MINUTI E 21 SECONDI

26 marzo 2020
Sedicesimo giorno di quarantena

Oggi mi ha ispirata l’autunno.

In questi giorni mi sto sommergendo di liste di ogni genere. Liste di canzoni che mi fanno stare bene, liste di persone per me importanti a cui dedicherei le mie canzoni, liste di cose da fare che non farò mai e persino liste di cose che un tempo erano normale quotidianità, ma che oggi sembrano azioni inimmaginabili come andare nella gelateria sotto casa. 

Oggi prenderò un pezzettino di questa lista, consigliandovi un paio di canzoni che stanno diventando protagoniste dei miei giorni di quarantena, 7 minuti e 21 secondi di spensieratezza:

 

-Cough syrup, dei Young the giant 

-Scared to live, dei The weeknd 

 

Spero vi piacciano! Non è così scontato il fatto che vi consigli i brani musicali da me salvati, sono inspiegabilmente gelosa delle delle mie scelte, quindi se mai dovessi consigliarvi delle canzoni, beh... sappiate che possedete un piccolo pezzettino del mio cuore!

 

 di Emma Tacca, 3^D Rel

 

PRONTO?

27 MARZO 2020
Diciassettesimo giorno di quarantena

Riflettendoci su, questa quarantena ha portato qualcosa di positivo. Ogni giorno, mentre guardo il telegiornale, mi assale un senso di preoccupazione nei confronti di tutti i nonni che devono avere una paura immensa a causa di questo brutto virus che ha deciso di prendersela soprattutto con loro.

Proprio ieri ho iniziato a chiamare le persone anziane che conosco, ad esempio prozie, zie, nonne e conoscenti vari. Ero abituata ad andare a trovarle, mi mancava molto dover spettegolare con loro e proprio per questo ho preso in mano il telefono e ho fatto il loro numero .

Durante queste chiamate mi assicuro che stiano bene e  chiedo loro se hanno bisogno di qualcosa, inoltre cerco sempre di distrarle un po’ dalle preoccupazioni, parlando del più e del meno, certe volte le nostre chiacchiere durano quasi un’ora.  A causa di questo Corona virus la maggior parte dei nostri “nonni”, trascorrono il loro tempo da soli  in casa.

Proprio ora che il tempo non sembra passare mai,  sento il dovere di consigliare a tutti i nipoti che in passato hanno trascurato i loro nonni che questo è il momento giusto per recuperare il rapporto con loro, non aspettano altro che una telefonata e un po’ di sana compagnia, seppur a debita distanza!

di Alice Plizzari, 3^D Rel

 

CARI MEDICI

28 marzo 2020
Diciottesimo giorno di quarantena

Cari medici,

vi siete ritrovati così, da un giorno all’altro a lottare, contro un nuovo avversario, il Covid-19.

Il tempo che stiamo vivendo ci sta insegnando che medici significa essere eroi, perchè cercate di salvare la vita laddove questa ci sta lasciando, ma significa anche fallire, perché qualche volta l’avversario è troppo più forte di noi. Ricordatevi però, mai abbattersi, sempre a testa alta, perché come diceva il vostro maestro Ippocrate: “Alcuni pazienti, sebbene consapevoli della serietà delle loro condizioni, recuperano la propria salute semplicemente attraverso il rallegrarsi della bravura del medico.”

Cari medici in questo momento, più che mai vi sono pazienti in condizioni gravi, ma che sanno di essere in buone mani, di essere nelle mani di persone generose che sono disposte a donare la propria vita per salvare quella degli altri.

Siete i nostri eroi, gli eroi di tutta Italia.

 

Avete tutto il nostro sostegno e siamo pronti ad aiutarvi nel nostro piccolo rimanendo a casa.
 

Marco Verdoliva, 3^D REL

 

L'ARTE DI ESSERE ME STESSA

29 marzo 2020
Diciannovesimo giorno di quarantena

In questi tempi le frasi più ricorrenti sono diventate:

“ma non ti stufi a casa?” 

“io sto per esplodere chiuso in casa” 

“non ce la faccio più, ho bisogno di uscire”, e chi me le dice si stupisce quando la mia risposta è che io in casa sto benissimo. Sarà che forse mi ci sono abituata ad avere una vita sociale poco attiva che questa quarantena non mi fa alcun effetto. Sono sempre stata abituata a trovarmi qualcosa da fare per il tempo libero ed è quello che faccio anche ora dopo le video lezioni e i compiti. Durante l’anno scolastico tradizionale sono normalmente molto più impegnata di conseguenza avevo abbandonato due delle mie più grandi passioni che in questo periodo ho di nuovo iniziato a coltivare: l’arte e la musica. Sono sempre state molto importanti per me poiché mi avvicinano al mio papà. Ho ricominciato a disegnare e a dipingere non solo su carta, ma anche su tela ed ho ricominciato anche a suonare il pianoforte. Proprio ieri ho finito di imparare una canzone che avevo iniziato a studiare  mesi fa, ma che per ovvi motivi avevo accantonato. Il mio ultimo dipinto è su carta ed è esattamente l’immagine del post. Doveva essere uno schizzo a titolo preparatorio, ma vado già molto fiera del risultato. 

La riscoperta della mia vena creativa è ciò che questa quarantena mi sta regalando.

di  Linda Madini 3^D Rel

 

MAL COMUNE MEZZO GAUDIO

29 marzo 2020
Diciannovesimo giorno di quarantena

Negli anni immediatamente successivi al secondo conflitto mondiale il senso di comunità era al suo apice, in quanto il popolo italiano, dopo una guerra trascorsa l’uno contro l’altro, si riunirono per contrastare il nemico comune: Il Fascismo. Ciò aiutò gli italiani a riprendersi rapidamente dalle tossine della guerra che nuocevano l’animo, avviando così la costruzione di un futuro con basi solide. Tale senso di comunità è poi andato affievolendosi col passare del tempo.

Negli ultimi anni, i popoli hanno smarrito il loro senso di appartenenza al proprio paese, noi giovani siamo cresciuti nell’idea di una città globale, tutto il mondo è ed era il nostro Paese.  Un distacco dovuto da vari fattori quali: la globalizzazione, che come il nome suggerisce influenza tutto il globo, internet che rende le persone più curiose verso ciò che è lontano e intangibile e la religione che risponde sempre meno ai bisogni dell’uomo contemporaneo sempre più materialista. 

In questo periodo, il senso di comunanza e di unione, è però rientrato nella nostra quotidianità a causa della famigerata pandemia COVID-19, che ha modificato i nostri pensieri e le nostre abitudini in quanto, sotto ordinanza del governo, siamo tenuti all’auto-isolamento. 

La segregazione ha riportato quel valore di appartenenza che era sopito, questo isolamento ci sta aiutando a rientrare in noi stessi e a ritrovare il nostro senso di comunanza verso il Paese e verso gli altri. Come esprime un proverbio, “mal comune, mezzo gaudio”, le avversità che ci colpiscono diventano più sopportabili se condivise. Questa nuova condizione esistenziale, determinata dall’emergenza, ha indotto la popolazione a riunirsi ancora una volta dopo il 1945, per  fronteggiare un nuovo nemico: il CORONAVIRUS. Piccole azioni come il canto dai balconi alle 18:00, la condivisione sui social di buone pratiche per tenere lontano il virus, le celebrità che organizzano raccolte fondi per sostenere la sanità pubblica,  le grandi aziende che investono il proprio capitale e la propria forza lavoro nella produzione di materiali necessari agli ospedali, i grandi magnati che donano ingenti somme a medesime strutture, insomma, piccole e grandi cose che messe insieme fanno la differenza.

Possiamo trarre la seguente conclusione che noi italiani valorizziamo la nostra patria solo nei momenti di difficoltà, cedendo alla tentazione di criticarla negli altri momenti, quando dovremmo invece apprezzarla e sentirci sempre fieri e parte di essa, al fine di garantire uno sviluppo del Paese e di poter convivere meglio tra di noi.

 

di José Veintimilla, 5^D Rel

 

LA FAMIGLIA: TEMPO RISCOPERTO

31 Marzo 2020
Ventesimo giorno di quarantena

La mia vita, anzi la nostra vita, è cambiata.

Dobbiamo restare chiusi in casa per aiutarci a vicenda e non si sa ancora quando le nostre vite torneranno alla normalità.

La mia vita è cambiata si, però, voglio sempre vedere il lato positivo del cambiamento. La mattina sono sempre impegnato con le video lezioni scolastiche, infatti la scuola com’è giusto che sia, non si ferma e noi anche da casa dobbiamo continuare ad imparare e a studiare anche in questi momenti di difficoltà.

Il pomeriggio , dopo aver fatto i compiti ho più tempo per rilassarmi e ne approfitto per stare un po’ con la mia famiglia, soprattutto con mia sorella, mi fa bene giocare con lei e divertirmi come qualche anno fa. Ogni giorno una sfida diversa, inventata al momento .

Dopo una bella e sana competizione tra fratelli dandoci appuntamento al giorno dopo per la rivincita, c'è anche il tempo per una videochiamata con Alice, anche lei costretta nelle mura domestiche e quindi, in questo periodo è impossibile vederci. Ma come noi, nel mondo ci sono tanti giovani fidanzati che hanno lo stesso problema, ma possiamo trovare anche qui il lato positivo, infatti sperimentiamo la distanza, ma anche la vicinanza dei nostri cuori, facendoci compagnia ogni sera durante la videochiamata. Dopo una bella chiacchierata con Alice si cena, e se non si è troppo stressati dalla giornata e troppo stanchi, c’è magari anche il tempo di un bel torneo in famiglia così, per scambiare due risate e magari stuzzicare un po’ il perdente dandogli la rivincita per la sera dopo. E’ così che le mie giornate trascorrono, alcune più velocemente, altre un po’ più lentamente, ma passano tutte, tra studio e divertimento, tra qualche verifiche o interrogazione ed una sana competizione in famiglia. Alcune volte chiamo i miei parenti che purtroppo non sono qui con noi in quanto vivono a Napoli, e anche sentire le loro voci è per me un’iniezione di forza per continuare a lottare e resistere nell’attesa di un altro giorno.

Questa dunque è una delle tante giornate già trascorse in casa e ce ne saranno molte altre, ma finchè si sta con la propria famiglia, ci si deve considerare privilegiati e fortunati. Era da molto che non trascorrevo così tanto tempo con la mia famiglia, oggi per me appoggio indispensabile per attraversare questo momento non facile.

dia Marco Verdoliva , 3^ D Rel

 

PESCE D'APRILE

1 aprile 2020
Ventunesimo giorno di quarantena

Pesce d’aprile! Peccato solo che quest’anno la vittima dello scherzo sia il mondo intero e che ci vorrà tempo prima di potersi vendicare. 

Sarebbe stato sicuramente un giorno migliore se avessimo potuto far impazzire i nostri compagni o i prof, ma tu, caro 2020, ci stai dando del filo da torcere.

 In poco più di tre mesi ci siamo ritrovati sull’orlo di una guerra mondiale, abbiamo visto l’Australia bruciare e poi, come se non fosse già abbastanza complicato, hai deciso di sferrare il colpo finale: un virus mortale in grado di sconvolgere la vita di migliaia di persone. Mi chiedo con quali altri effetti speciali hai intenzione di stupirci, ti chiederei cos’altro hai in serbo per noi se non avessi paura della risposta. Prima però volevo ricordarti una cosa: il gioco è bello quando dura poco, non ti sembra di aver esagerato? 

Va bene, quest’anno hai vinto tu: viaggi annullati, concerti rimandati e lezioni online saranno le uniche cose per cui verrai ricordato e se ci saranno dei bei ricordi sarà soltanto perché noi siamo stati in grado di cogliere quei pochi momenti di spensieratezza che ci hai lasciato vivere. Hai avuto il tuo momento di gloria, ora lascia spazio a noi, ce lo meritiamo.

Spero che il messaggio ti sia arrivato forte e chiaro. 

P.S. se il tuo intento era quello di farci divertire, mi spiace dirtelo, ma non ci sei riuscito.

di Vanessa Paletti, 3^ D Rel

 

ARIA DI PRIMAVERA

2 aprile 2020
Ventiduesimo giorno di quarantena

Oggi sono uscito, per comprovata necessità.

Cinque minuti di camminata all’andata e cinque al ritorno.

Oggi era una bellissima giornata, fuori. Calda, tersa. L’aria è cambiata, più leggera, fine, di primavera.

Gli alberi fioriti, il rosa tenue dei petali era straordinaria bellezza. 

Due cose ho chiesto: che finesse presto tutto questo, che ognuno di noi possa essere e sentirsi al sicuro.

E che la primavera ci aspettasse. Ma non sarà così: continuerà con il suo ritmo collaudato, un protocollo scritto dall’eternità. E ti accorgi di quanto sia piccolo l’uomo, di fronte all’universo. Ti accorgi di quanto sia impossibile manipolare le leggi del mondo e che l’uomo non è forte e onnipotente come ci hanno fatto credere per anni. Ma debole, minuscolo, minuto. Però coraggioso, straordinariamente coraggioso. E questo serve, a ciascuno di noi.

di Lauro Zanchi

 
I post stanno per arrivare
Restate sintonizzati...
 

LA SANTARELLA

3 aprile 2003
Ventitreesimo giorno di quarantena

Durante questa quarantena siamo in contatto tra di noi solo ed esclusivamente tramite i social e grazie a loro ci arrivano notizie non sempre vere ed affidabili. Proprio l'altro giorno mi è arrivata la fotografia qui riprodotta. Inizialmente ho pensato: "ci risiamo, ecco un'altra bufala". Indagando e guardandola meglio però, ho pensato che fosse impossibile sia una fake news.

Il suo nome è LA SANTARELLA, una delle tante Madonnine che spesso troviamo sui cigli della strada o in mezzo ai campi, questa è situata a Madignano, esattamente sulla ex paullese, arrivando da Crema si trova sulla destra, appena prima del semaforo.

Il dipinto è stato fatto nel 2006 da Rosario Folcini (classe 1929), noto pittore della zona, con una profonda fede religiosa, infatti si racconta che  dipingeva pregando e meditando.

Purtroppo il pittore è mancato il 7 marzo scorso; causa della sua scomparsa il Coronavirus. Qualche settimana dopo, la sua opera si è scrostata, formando una mascherina sul viso di Gesù bambino in braccio alla Madonna.

Credenti o non, bisogna ammettere che fa un certo effetto, sarà anche il periodo che stiamo vivendo, ma un episodio di questo tipo non penso sia da sottovalutare. Fa pensare e fa sperare. Se fosse accaduto in circostanze normali non ci avremmo dato assolutamente peso e invece, invece ora sembra quasi un segnale direttamente dal Cielo.

di Alice Plizzari 3^D Rel

 

5 aprile 2020
Venticinquesimo giorno di quarantena

Esco in giardino per fare una pausa dallo studio e decido di sedermi sulla sdraio per scaldarmi un po'. Oggi è una bellissima giornata di sole e guardandomi attorno mi accorgo che ormai è primavera:in giardino spuntano i primi fiori, le prime foglie sugli alberi ed ecco magicamente riapparire le mie tartarughe. Le osservo mentre camminano in mezzo all'erba, una dietro l'altra, alla ricerca di qualcosa, o forse semplicemente perché è nella loro natura camminare libere senza una meta.

Loro non sanno che cos'è il COVID-19... non sanno che tanta gente sta morendo... non sanno che da qualche parte c'è una madre che piange per il figlio che ha perso in un letto di ospedale senza nessuno che gli tenesse la mano per confortarlo ed ora è chiuso in una bara portata chissà dove... non sanno che questa madre aspetterà le ceneri del figlio per potergli dare una degna sepoltura e piangere sulla sua tomba fino alla fine dei suoi giorni.

Loro non sanno di quante persone anziane non ce l'hanno fatta... quei nonni che per i loro nipoti sono stati amore, allegria, serenità e saggezza.

Nemmeno sanno dei turni massacranti che fanno medici ed infermieri ogni giorno per cercare di salvare la vita a tutte quelle persone che sono state portate via dalle loro famiglie ed isolate in fredde stanze di ospedale.

E mentre guardo le mie tartarughe, attorno a me un silenzio surreale, solo il cinguettio degli uccellini mi tiene compagnia in questa domenica, la domenica prima della Santa Pasqua.

Mai avrei immaginato di vivere una situazione del genere, è come un incubo dal quale non riesco a svegliarmi, i giorni passano, ormai tutti uguali, non si esce di casa, non si parla con nessuno se non tramite cellulare, in TV l'argomento del giorno è sempre quello: quanti contagiati, quanti sono i guariti e quanti purtroppo non ce l'hanno fatta. E se con la Domenica delle Palme si ricorda l'entrata di Gesù a Gerusalemme per andare incontro alla morte, mi auguro che presto si possa andare tutti insieme incontro alla morte di questo virus che ci ha pesantemente segnati nel modo di vivere e negli affetti ma che sicuramente, ci farà rinascere più forti e combattivi di prima.

 

di Sara Delfini, 5^ D Rel

 

DOMENICA DELLE PALME

MI SONO SVEGLIATA DA UN INCUBO

7 aprile 2020
Ventisettesimo giorno di quarantena

"Finalmente mi sono svegliata da questo brutto incubo.
È tutto finito.
Tutto iniziò domenica 1 marzo.
Tosse, tanta tosse.
La febbre aumentava sempre di più finché quella lineetta blu non arrivò ai 40. Ero agitata.
Nemmeno con la Tachipirina mi si abbassava; anzi, molte volte aumentava ancora.

Giovedì 5 marzo mi hanno portato in pronto soccorso.
Ho 19 anni, e dentro di me pensavo: “Figurati se può succedere a me!”.
Ebbene sì, quel tampone risultò positivo al Covid-19.
Stavo male, avevo poco fiato, la tosse che molte volte mi impediva quasi di respirare, il male ai polmoni, la rinite, la febbre sempre alta.
Iniziai i miei 15gg di quarantena.
Piangevo quasi tutti i giorni. Era dura, molto dura ma non potevo mollare.
Dovevo reagire se volevo che anche il mio corpo reagisse.
La notte non dormivo e quando potevo messaggiavo con mia sorella cercando un po’ di conforto.
Dopo una settimana di antibiotico e cortisone la situazione non cambiava; il male ai polmoni rimaneva forte e la tosse non passava.
Giovedì 12 marzo sono stata portata ancora in pronto soccorso.
Subito mi hanno fatto la TAC.
Gli infermieri mi diedero un altro antibiotico, ma anche con quello la tosse non passava.
Passati i 15gg di isolamento in una stanza senza poter vedere nessuno, mi fecero il secondo tampone.
Quando mi dissero che ero ancora positiva crollai a piangere...stavo male, volevo solo che tutto finisse; volevo poter stare con mio papà, con mia sorella o anche solamente uscire in giardino e invece no: l’unica cosa che potevo fare era starmene chiusa in una cavolo di stanza 24h per altri 15gg.
Arrivò il momento di fare il terzo tampone.
Era ancora positivo...mi crollò il mondo addosso; non era possibile che dopo 26 giorni fossi ancora positiva. Non ne potevo più, non riuscivo quasi più a reagire.
Non riuscivo a mangiare; avevo tutta la bocca distrutta per le medicine.
Non era una situazione facile.
Dopo 28 giorni iniziai a vedere la luce in fondo a questo lungo tunnel: finalmente il mio primo giorno senza febbre.
Siamo al primo di aprile; un mese esatto da quando questo incubo ebbe inizio...
Domani il quarto tampone...
...05/04/2020.. una chiamata dall’ospedale e quelle parole: “Finalmente il suo tampone è risultato negativo”.

Crollai a piangere...un pianto di gioia.
Ci tengo a ringraziare Francesca (medico del pronto soccorso di Cremona), mia sorella (infermiera di pronto soccorso) che si è subito preoccupata per me e tutto l’ospedale di Cremona per avermi seguito in questo lungo mese.
Con questo volevo solo dire a tutti i ragazzi della mia età, o più giovani, di non sottovalutare questa situazione e di stare in casa, perché quando sarete costretti a stare chiusi in una stanza 24h al giorno, a guardare il sole da una finestra, a sentire i vostri genitori per telefono nonostante siano nella stessa casa, ad indossare mascherina e guanti ogni volta che uscite dalla vostra stanza, a disinfettare ogni singola cosa che toccate, penserete bene a quanto fosse importante stare in casa.
E comunque il tampone nel naso fa male.
Baci."

 

di Vittoria  Maggi, 5^C TSP

 

IL KILLER SILENZIOSO: IERI E OGGI

 

8 aprile 2020
Ventottesimo giorno di quarantena

Il virus COVID-19 è un nemico invisibile che non conosce confini e che in breve tempo ha diffuso il panico in tutto il mondo. Tutti assistiamo impotenti al dilagare di questa pandemia che ha sconvolto le nostre vite, le nostre abitudini e che sta mettendo in ginocchio l’economia mondiale. Simili tragedie sono già avvenute nei secoli scorsi, come la peste del 1348 a Firenze narrata dal Boccaccio nel Decameron e quella del 1630 a Milano, descritta da Manzoni nei Promessi Sposi. Anche queste come oggi, si erano diffuse velocemente in tutta Europa e anche se sono così lontane nel tempo, ritroviamo delle sorprendenti analogie con la situazione attuale. Vediamole insieme.

L’iniziale incredulità che ha favorito il diffondersi del contagio oggi, è appartenuta anche al periodo raccontato da Manzoni, infatti il Governatore del governo spagnolo non fa nulla per arginare il problema come anche noi lo abbiamo sottovalutato perché pensavamo fosse confinato alla Cina.

La gravità della situazione poi ha creato panico e confusione allora a causa dell’ignoranza e delle false credenze popolari, oggi dalle fake news che ci giungono attraverso i social dove ognuno esprime opinioni in eccessiva libertà e senza adeguate conoscenze.

Nonostante il progresso delle nozioni mediche, oggi come allora non abbiamo rimedi se non l’isolamento; un tempo nei lazzaretti del Manzoni, nelle case isolate in campagna del Boccaccio e adesso reclusi nelle nostre case o con i contagiati soli e isolati negli ospedali.

Si è creato anche un clima di sospetto e paura verso le persone che ricorda molto la caccia all’untore del tempo passato.

Il tragico panorama di Firenze e il desolante aspetto di Milano che Renzo vede entrando in città, ci ricordano le nostre città insolitamente vuote e senza vita.

Come in tutte le tragedie poi, emergono i lati buoni e cattivi delle persone. Vediamo l’eroismo e la dedizione degli operatori sanitari, dei volontari, la solidarietà ai più fragili che ci ricorda l’operato dei frati cappuccini del 1600 nei lazzaretti. Al contrario vediamo anche chi approfitta delle situazioni per avere benefici economici che li rende simili ai monatti, sciacalli che rubavano ciò che potevano ai moribondi.

Ed è così che possiamo osservare che nonostante il passare dei secoli, le emozioni, le paure e i comportamenti degli uomini rimangono uguali. 

 

di Marco Grimaldi, 3^D Rel

"Hai mai pensato di sostare sotto un'albero e semplicemente osservarne le foglie?..."

9 aprile 2020
Ventinovesimo giorno di quarantena

Cara piccola Alessia,

ci sono così tante cose che vorrei dirti, così tanti insegnamenti che sento il bisogno di trasmetterti, ma non credo sia giusto privarti della bellezza dell’ingenuità che ti accompagnerà durante l’adolescenza. Dunque, il motivo per cui ti scrivo questa lettera è darti alcuni consigli fondamentali per affrontare al meglio quello che probabilmente sarà uno dei periodi più incasinati della tua vita. Non fraintendermi, non voglio spaventarti! È risaputo che l’adolescenza sia un miscuglio di emozioni forti, contraddizioni, talvolta delusioni, ma non è nulla che tu non sia in grado di superare! Sei sempre stata una sognatrice e posso assicurarti che crescendo non cambierai affatto sotto questo aspetto, al contrario, apprenderai a viaggiare solo chiudendo gli occhi e ti farai trasportare dalla fantasia nei tuoi posti del cuore, che essi esistano oppure no. Lascia che ti dica che, in fin dei conti, avere la testa fra le nuvole non è poi così male! Ci tengo ad avvertirti che sarai messa a dura prova da un’inaspettata e inesorabile sventura, ma non dovrai affrontarla da sola: milioni di persone in tutto il mondo condivideranno con te la paura, l’angoscia, il senso di impotenza, ma soprattutto il bisogno di tornare alla normalità, la voglia di libertà e spensieratezza di cui siamo stati privati da un giorno all’altro. A questo proposito il consiglio che più di tutti mi sento di darti è di fermarti, di concederti un attimo per apprezzare quello che hai e di non preoccuparti troppo di portare a termine ciò che devi fare, perché credimi, c’è un’infinità di cose che battono il dovere nella scala delle priorità. Hai mai pensato di sostare sotto un albero e semplicemente osservarne le foglie? Bada, non in estate, nel bel mezzo di una passeggiata al parco… intendo in quelle giornate monotone in cui esci di casa al mattino per andare a scuola e torni in preda all’ansia perché devi iniziare a studiare il prima possibile per quella verifica che tanto ti dà pensiero. Alza lo sguardo, lascia che l’aria ti accarezzi il viso, prova a restare un momento sotto quell’albero dove passi abitualmente senza nemmeno farci caso. Basta veramente poco per permettere a ciò che ci circonda di renderci felici. In questi giorni, pervasa dal bisogno di respirare a pieni polmoni, trascorro parecchio tempo affacciata alla finestra, e mi sono sorpresa ad osservare le foglie germogliare: mai avrei immaginato di provare un tale senso di pace!

Non so cosa darei adesso per tornare indietro e godermi fino in fondo quello che è stato l’ultimo abbraccio alle persone a cui voglio bene, per non sprecare l’ultimo giorno di normalità, per non sottovalutare la fortuna di trascorrere l’ultimo anno di superiori con i miei compagni di avventura e con i miei professori…

Purtroppo per me non è possibile, ma tu sei ancora in tempo! Non lasciare che la tendenza a dare tutto per scontato travolga anche te; è facile lasciarsi accecare dalla frenesia, ma non dimenticare mai ciò che è veramente importante! Non potrai cambiare il corso degli eventi, ma spetta a te scegliere il modo in cui viverlo. Concediti un attimo di respiro, lascia che sia l’istinto a guidarti per una volta… sono sicura che saprà suggerirti meglio di chiunque altro.

Abbi cura di te piccola Alessia, ti voglio tanto bene,

                                                                                                 Alessia

 

di Alessia Saracista, 5^D Rel

#LADANZANONSIFERMAMAI

Amo la danza per l'energia che trasmette e perché lascia spazio alla creatività!

Quando ti senti giù, metti un po' di musica e balla! Balla come se non stessi danzando i passi, ma ciò che sta dietro di loro, i pensieri e le emozioni che li generano!

Questo stile di ballo nato in Giamaica si chiama “Dancehall”, che significa appunto “sala da ballo”, perché è nato all'interno di piccole sale da ballo, ma giorno dopo giorno è diventato sempre più globale. Spero che con questo video sia venuta voglia anche a voi di alzarvi e ballare, perché a nessuno importa se balli male, un ballerino è grande non grazie alla sua tecnica, ma alla passione che ci mette!

 

13 aprile 2020
Trentatreesimo giorno di quarantena

UNA PRIMAVERA UN PO' STRANA

16 aprile 2020
Trentaseiesimo giorno di quarantena

 Poco meno di un mese fa è iniziata la primavera, una primavera un po’ strana, non come tutte le altre. Di solito in primavera le giornate si allungano e si può trascorrere più tempo all’aperto con gli amici perché iniziano le belle giornate, ma quest’anno è davvero triste non poter sfruttare queste giornate di sole e dover restare chiusi in casa.
Io sono qui, da più di un mese, chiuso nella mia camera, la mattina a studiare e  il pomeriggio a fare i compiti, e  quando mi volto verso la mia sinistra vedo il balcone , lo apro, faccio entrare un po’ di aria fresca e penso a quanto sarebbe bello, poter  uscire, trascorrere le giornate con le persone che più amiamo, poter ritornare a passeggiare il pomeriggio con la propria famiglia. Un tempo che ormai sembra il secolo scorso dopo una giornata pesante a scuola ci si incontrava con gli amici all’oratorio per  tirare due calci al pallone raccontandosi com’era trascorsa la giornata a scuola tra interrogazioni, verifiche, spiegazioni e litigate tra ragazzi…  Mi manca tutto questo, mi manca uscire fuori, mi mancano i miei amici e stare con loro. Mi manca la mia ragazza,  con la quale ci si può vedere solo attraverso uno schermo, facendoci videochiamate. Per fortuna ho un giardino abbastanza grande nel quale posso trascorrere momenti liberi, posso fare due palleggi al pallone, fare esercizi per tenermi in forma. Mi ritengo molto fortunato anche ad avere il tapis roulant così che possa sfogarmi con un po’ di corsetta, anche perché a me piace molto correre e soffro terribilmente il fatto di non poter correre all’aperto, ma in questo periodo è il problema meno grave. 
Sì, non vedo l’ora di tornare alla mia vita normale, non vedo l’ora di riabbracciare le persone che tanto amo, ma credo che la maggior parte di noi abbia il mio stesso problema.
Penso ai miei  nonni che vivono a Napoli e non credo di poterli riabbracciare tanto velocemente e questo mi rende triste. È appena trascorsa la Pasqua ed erano anni ormai che festeggiavo Pasqua con i miei nonni, ma quest’anno non è stato possibile. Abbiamo fatto la videochiamata anche con loro e li abbiamo rassicurati che qui stiamo tutti bene, raccomandando loro di non uscire di casa.
Tutti noi vogliamo riabbracciare qualcuno, allora restiamo a casa che prima o poi ce la faremo!

 

di Marco Verdoliva, 3^D Rel

GRAZIE MAMMA E....TANTI AUGURI!

21 aprile 2020
Quarantunesimo giorno di quarantena

Ieri è stato il compleanno di mia mamma. Ci siamo svegliati presto per sorprenderla con una canzone di compleanno e un video preparato da mia sorella e me .

Desideravamo che non lavorasse per l'intera giornata per farla sentire speciale. Ma la vera questione è stata chi dovesse sostituirsi a lei nei mestieri di casa. Io avevo lezione, mia sorella stava studiando e mio papà non sapeva come si facessero le pulizie di casa, insomma era già trascorsa mezza mattinata e noi non sapevamo come aiutarla. A quel punto si è fatto avanti mio papà che ha iniziato a cucinare il pranzo, mentre io terminata la video lezione, sono andata dalla mamma che stava aiutando mio fratello a fare i compiti e le ho chiesto se voleva aiutarmi a fare una torta. Mi ha guardata per qualche secondo e mi ha sorriso dicendo che aveva appena visto un ricetta interessante e così insieme ci siamo messe ad impastare. E’ stata la torta più buona che abbiamo mai fatto. Questa volta non è stato possibile farle un regalo, ma lei ci è sembrata comunque contenta . Ho capito che mia mamma è il remo che porta avanti la nostra piccola barca e senza di lei non sappiamo proprio come organizzarci. Questa quarantena ci sta insegnando che essere una madre non è poi così facile perché le nostre mamme lavorano ogni giorno gratuitamente e per loro le vacanze non esistono. Dunque, ora che abbiamo più tempo libero aiutiamole. Vi assicuro che per loro anche quel piccolo gesto conterà davvero tanto.

 

di Muskaan Mahi, 3^ D Rel

MAI DARE NULLA PER SCONTATO

22 aprile 2020
Quarantaduesimo giorno di quarantena

  In questi giorni più che mai si sente parlare di smart working che, in parole povere, si traduce in lavoro da casa. Tutto ciò è reso possibile dalla nostra cara tecnologia che, nel bene o nel male, sta dando il suo contributo in questo periodo complicato. Così ci ritroviamo sommersi da file, da mail e da documenti da stampare. Ma come posso stampare pagine e pagine di lavoro se le cartucce della stampante sono esaurite? Questa è la domanda che mia mamma ed io, con il terrore negli occhi, ci siamo fatte pochi giorni fa. Vi starete chiedendo perché tutta questa agitazione, “esci e vai al negozio, no?”. Prima però vorrei ricordarvi una cosa: siamo nel bel mezzo di una pandemia e la maggior parte dei negozi della mia zona sono ancora chiusi CAUSA CORONAVIRUS.  Tra questi rientrano, ahimè, anche i negozi di elettronica e qua la faccenda si fa seria. Controllando sui siti di decine di negozi ci siamo rese conto di quanto introvabili siano delle semplici cartucce per stampante. Bisognava passare al piano B: far squillare i telefoni di tutta la Lombardia per scoprire dove si potessero nascondere questi piccoli tesori. E così abbiamo fatto. Per tutto il pomeriggio non abbiamo fatto altro che comporre numeri sul cellulare fino a quando, circa due ore più tardi, la voce di un uomo ha pronunciato le parole che più di tutte volevamo sentire: “Si, le abbiamo”. Mai avrei pensato di provare tanta gioia trovando delle cartucce per stampante, ma è stato così. Questa bizzarra caccia al tesoro mi ha fatto riflettere. Davvero è diventato così difficile compiere azioni che fino a due mesi facevamo ad occhi chiusi? La risposta è si. La verità è che da quando tutto questo è iniziato, il 24 febbraio, ognuno di noi deve fare i conti con le proprie priorità perché, fidatevi, a volte risulta difficile soddisfare anche solo quelle. Questa pandemia mi sta insegnando tanto: mai dare qualcosa per scontato. Detto ciò, non vedo l’ora di poter uscire per andare finalmente in quel negozio.

 

di Vanessa Paletti, 3^D Rel

IL COMPLEANNO CHE NON DIMENTICHERO' MAI

23 aprile 2020
Quarantatreesimo giorno di quarantena

Il compleanno che non dimenticherò mai

Ogni compleanno lascia dei ricordi impressi nella mente di ciascuno di noi, ma credo proprio che il mio quattordicesimo compleanno scalerà di gran lunga la classifica come “Il compleanno che non scorderò mai”.

Come ogni anno, circa un paio di mesi prima del 20 di marzo, giorno del mio compleanno, parlo con i miei genitori di come potremmo organizzare i festeggiamenti.

Quando ero piccolo, fino ai cinque anni, ho festeggiato i miei compleanni a casa con i vari parenti. Mia mamma addobbava la casa con palloncini, scritte appese di “Tanti auguri”, preparava torte, dolcetti, pasticcini e passavo la serata a dividermi tra le braccia dei nonni, le coccole degli zii e i giochi con i cugini.

A partire dalla prima elementare invece ho iniziato a festeggiare i miei compleanni nel salone per le feste dell’oratorio; insieme ai miei compagni di classe, organizzavamo giochi ed inevitabilmente, sul finire della festa, i maschi giocavano a calcio e le femmine chiacchieravano.

Dall’inizio della scuola media, quindi da ormai tre anni, il mio compleanno prevede ben tre festeggiamenti e anche quest’anno si sarebbe dovuta continuare questa tradizione.

Quest’anno, come concordato verso la metà di gennaio con i miei genitori, avrei organizzato la prima festa con la mia squadra di calcio e,  essendo il 20 marzo un venerdì, avremmo festeggiato domenica 22, al termine della partita contro il Crema 1908. Avrei portato la pizza e la torta ed avrei ricevuto gli auguri da tutti, mister compreso, e avrei scartato il mio regalo come ogni anno.

Il mio secondo festeggiamento invece si sarebbe svolto proprio venerdì 20: in pizzeria a Castelleone con i miei migliori amici, avrei offerto la pizza e il dolce e saremmo usciti all’oratorio. Verso mezzanotte sarebbe venuto a prenderci mio papà e tutti sarebbero venuti a dormire a casa mia come l’anno scorso, anche se l’hanno scorso non dormimmo molto, ma giocammo tutta notte alla playstation e a Fortnite, facendoci scherzi a vicenda.

Quest’anno avrei dovuto completare i festeggiamenti la domenica 22, dopo la partita, andando a casa dei miei nonni materni. Solitamente ci riuniamo sempre la terza domenica di marzo, oltre che per il mio compleanno, per festeggiare mio nonno, che compie gli anni il 17, mia zia Stefania, che li compie il 19 e, sempre il 19, è la festa del papà e l’onomastico di mia nonna Giuseppina.

Di solito in quest’occasione mia nonna mi racconta qualche aneddoto di quando sono nato, di come ero bello e di quanto fossi bravo. Credo che trattandosi di mia nonna il racconto sia poco obiettivo.

E invece? Invece il 20 marzo 2020, giorno del mio quattordicesimo compleanno, niente di tutto quello che circa due mesi prima avevo programmato è potuto accadere. Niente.

Perché? Perché questo maledetto virus chiamato Covid-19 ha costretto le persone a stare distanti. Quindi non ho potuto festeggiare con la mia squadra, perché tutte le partite sono state cancellate, allenamenti compresi. Non sono potuto andare in pizzeria e all’oratorio con i miei migliori amici perché sia le pizzerie che gli oratori sono chiusi. Né tantomeno invitare e ospitare gli amici a casa mia a dormire, perché non si può stare vicini e si può uscire di casa solo per urgenze e necessità legate al lavoro, alla salute o per fare la spesa.

Speravo perlomeno di festeggiare con i miei nonni e i miei zii, ma neanche questa abitudine è stata rispettata. Nemmeno un semplice pranzo a casa dei miei nonni, perché questo virus è altamente trasmissibile ed è pericoloso, soprattutto per le persone più anziane.

Quindi, visto che amo tantissimo i miei nonni, gli auguri ce li siamo scambiati in videochat.

Come ho festeggiato il mio quattordicesimo compleanno il 20 marzo 2020? A casa. Con la mia famiglia.

La mattina mi sono svegliato ed ho trovato gli addobbi di quando ero piccolo, la scritta colorata “Tanti auguri”, la mia torta preferita, quella al limone (fatta da mia mamma) e dei biscotti al cioccolato (fatti da mia sorella) che formavano la scritta “Auguri Matte” con il numero 14.

Come regalo? Dei bigliettini da utilizzare come “Buoni”. Per esempio avevo il “Buono valido per scegliere cosa guardare tutti insieme alla televisione”, oppure il “Buono valido per una giornata di shopping sportivo con il papà”, ma il mio preferito è stato il “Buono valido per evitare una punizione”, questo me lo tengo ben stretto e dovrò valutare attentamente quando sarà il momento di usarlo…

La giornata si è conclusa a cena con uno dei miei piatti preferiti: la pasta allo scoglio, con la torta e lo spegnimento della candelina in videochat con i nonni.

Quando l’emergenza Covid-19 sarà terminata, si potrà nuovamente uscire e ci si potrà incontrare, si potrà giocare a calcio, uscire a mangiare la pizza, andare all’oratorio, andare a trovare i nonni e festeggiare tutti insieme, ma quello che festeggeremo non sarà il mio compleanno, bensì la fortuna di poter stare di nuovo vicini.

Il mio compleanno del 20 marzo 2020, il mio quattordicesimo compleanno, l’ho passato con i miei genitori, con mia sorella e per questo è “Il compleanno che non dimenticherò mai”.

di Grimaldelli Matteo 1^ ALSP

PRIMAVERA

26 aprile 2020
Quarantaseisimo giorno di quarantena

La primavera non si aspettava di arrivare per poi ritrovarsi in una simile tempesta.

I fiori germogliano, gli uccelli cantano, gli alberi fioriscono, ma la tristezza domina i nostri cuori affranti.

Il cinguettio degli uccelli viene interrotto dalle sirene delle ambulanze una dietro l'altra rompendo quel silenzio angosciante.

In questo terribile momento la paura dell’incertezza diventa per noi una costante.

Non ci resta che alzare gli occhi al cielo e pregare affinché tutto torni ad essere uguale.

 

Francesco Pintus 1ALSP

COME SONO CAMBIATE LE MIE ABITUDINI

28 aprile 2020
Quarantotteisimo giorno di quarantena

Tutto è cominciato sentendo al telegiornale le notizie che provenivano dalla Cina, per la precisione da Wuhan. Noi ascoltavamo e commentavamo dicendo: “Poverini, con questo virus così tremendo e sconosciuto”. Loro chiudevano tutto, molte persone morivano ed erano tutti disperati per il Covid-19. Una parola nuova, ma sempre più insistente nei nostri notiziari. Tutti noi pensavamo: “Per fortuna noi siamo al sicuro, siamo così lontani”. A me faceva molta paura ascoltare i telegiornali, ma mi sentivo al sicuro, fino al 21 febbraio: il Covid-19 era arrivato a Codogno e da quel giorno tutte le nostre vite sono cambiate radicalmente.

Per esempio con le scuole chiuse, all’inizio io pensavo di essere in vacanza, poi quando il contagio si è esteso a più luoghi nella regione tutto è cambiato radicalmente: niente scuola, niente più allenamenti, solo le mura della mia casa. Tutto quello che prima davo per scontato, non esisteva più; tutti a casa per obbligo e per dovere e non poter più uscire di casa. Al notiziario sempre brutte notizie, tantissimi morti e ospedali al collasso. Sono passati due mesi. Le mie giornate sono cambiate radicalmente, in questo periodo mi sembra tutto uguale: al mattino le lezioni, dopo pranzo i compiti e infine mi alleno.

Certamente non dimenticherò mai questa brutta situazione che ci ha travolti come uno tsunami. Anche se penso che una pandemia così sia difficile da sconfiggere, spero tanto che possa finire il prima possibile e che tutti uniti ce la faremo. La vita è molto bella e va vissuta nel miglior modo possibile. Uniamo virtualmente le mani e teniamoci forte perché, quando tutto questo finirà,  cominceremo a vedere con occhi diversi il mondo e a considerare importanti anche i piccoli gesti che prima ci sembravamo scontati, come un abbraccio o una semplice stretta di mano.

Sicuramente la prima cosa che farò sarà una corsa in mezzo ad un campo da calcio per sentire il profumo dell’erba e riprovare le emozioni che ti può dare un tiro al pallone.

di R.G. 1^ ALSP

L’ INVENTARIO DELLE COSE PERDUTE, CHE NON RIMPIANGI MA CHE TI FANNO SENTIRE SCIOCCO

29 aprile 2020
Quarantanoveisimo giorno di quarantena

In questo momento di emergenza sanitaria, in cui la salute è diventata il bene più prezioso che abbiamo, ripenso a tante cose che prima ritenevo essere fondamentali e che solo durante questo periodo ho rivalutato.

Prima che iniziasse questa quarantena ritenevo importanti dei momenti che facevano parte della mia quotidianità.

Ritenevo indispensabile sedermi sul pullman la mattina prima di arrivare a scuola per potermi riposare ancora un po’.

Ritenevo indispensabile scegliere sempre con cura i vestiti da indossare, soprattutto per le uscite del sabato sera e per le passeggiate della domenica pomeriggio.

Ritenevo indispensabile poter passare un po’ di tempo a casa tranquilla, rilassandomi e guardando Netflix sotto le coperte.

Mi lamentavo spesso, molte volte anche per banalità, ad esempio quando in casa non c’era la frutta che più preferivo.

Con tutte le disgrazie e relative conseguenze che ci hanno colpiti nell’ultimo periodo, mi rendo conto che tutte le mie necessità non lo erano davvero. Cose perdute che non rimpiango, ma che mi fanno sentire sciocca.

Durante questa quarantena sto imparando a ridimensionare e attribuire i giusti valori alle cose; spero tanto che nel male io riesca a capire davvero quali siano i veri problemi che la vita ci pone davanti e spero anche di poter imparare a superarli nel migliore dei modi.

Auguro a tutti di saper prendere il meglio da questa situazione davvero terribile, di farne tesoro e di non lasciarlo andare più, nemmeno quando tutto questo sarà finito.

di Reginella Laura, 2^ ALSP

IO E TE A UN METRO DI DISTANZA

3 maggio 2020
Cinquantatreesimo giorno di quarantena

Hey tu, mi senti?

Sei un po’ sordo, quindi scusami se grido un po’, voglio assicurarmi che tu mi senta bene.

Non hai caldo con quella felpa larga? Effettivamente in casa fa un po’ freddo, non solo di temperatura: stai sempre chiuso in casa, non vedi nessuno, non puoi uscire. Beh, non che la tua vita di ora sia cambiata molto da prima; ti sei solo fatto più evidente e mi hai scombussolato le idee, in modo positivo certo, ma resta comunque il fatto che a me non piacciono molto le cose nuove.

Tu però dal canto tuo ami fare nuove esperienze, conoscere nuova gente e sei sempre così disinvolto.

Ora non mi parli più come facevi prima, però tu ci sei sempre e me lo mostri quando mi metto una coda di cavallo e a te non va bene perché non è una capigliatura abbastanza mascolina. E’ bello ma allo stesso tempo penso triste.

E’ difficile farci andare d’accordo, soprattutto nel vestire: tu andresti in giro in un felpone e in pantaloncini da ginnastica fino al ginocchio, mentre per una serata elegante o per andare in discoteca ti basterebbe semplicemente prendere una camicia e un paio di jeans e via. Mentre io per un outfit normale ci metto cinque anni di vita solo per scegliere i pantaloni e forse in un’altra vita riesco a decidere cosa mettermi sulla parte di sopra. Per le serate eleganti poi, viene su un casino: posso provare a mettermi un vestito quanto voglio perché tanto o ci sei tu a dirmi “no, la gonna non va bene” o il mio fisico mi impedisce di indossare vestiti belli ed eleganti; quindi mi ritrovo con una camicia trovata dopo tre ore di “passeggiate” tra negozi, che spesso e volentieri si trasformano in torture medievali sia per me, che per mia madre, la quale mi propone ogni volta i peggio capi di abbigliamento femminile con tanto di spalline  a palloncino e puntualmente di colore rosa.

Mi hai fatto capire, sì, tu, strano ma vero, che ho solo una vita e Dio sa se la sto sprecando: sono così chiusa con la gente nuova che spesso le mie paranoie prendono il sopravvento. Ma ora basta, cambia tutto! Appena esco di qui andrò a divertirmi, ballare, conoscere nuova gente perché tanto non mi conosce nessuno e nessuno mi può giudicare, e se lo faranno darò loro dei consigli per gestire la gelosia e dirò loro le stesse identiche cose che tu hai detto a me, cioè che stanno sprecando la vita.

Cavolo, ho già sedici anni e non ho combinato nessuna esperienza memorabile di adolescenza, non va bene affatto.

Però sono ottimista e tu sei al mio fianco per darmi consigli e farmi capire le cose; sei bravo in questo: sei molto intuitivo e pensi velocemente. Certo, sarebbe bello se mi dicessi le cose direttamente invece di darmi solo un presentimento…ma anche solo questo è tanto, ragazzo.

Mi stai aiutando a trovare me stessa, mi proteggi e, anche se a volte mi causi malessere, generalmente mi fai stare bene.

Sono passati 15 anni e solo in questa quarantena ti sei fatto più vivo, proprio quando lo stress è al massimo, proprio quando sono costretta a stare nella stessa casa con i miei genitori; proprio quando stavo bene e tu hai distrutto le mie convinzioni per farmi capire che avevo completamente sbagliato e che non ho ancora finito di lavorare su me stessa. Sono così piccola ma dannazione se sono forte! Tutto grazie a me, solo e interamente a me: io mi ferisco come solo io mi posso guarire, solo io posso.

Appena la quarantena finisce definitivamente, andrò a fare shopping e finalmente mi taglierò i capelli, che sono troppo lunghi e mi fanno sentire a disagio. Non ne posso più di questa quarantena e finalmente sta per terminare.

Non mi piace la quarantena, ma mi è servita a capire cosa devo fare, dove devo andare e soprattutto mi ha fatto capire chi sono io, cioè noi, scusa. Spesso parlo di me, includendo anche te, ragazzo. Beh…effettivamente siamo la stessa persona, solo che io sono XXXX femminile, mentre tu, ragazzo, sei XXXX maschile.

ALESSANDRO

4 maggio 2020
Cinquantaquattresimo giorno di quarantena

Questo bimbo di tre anni si chiama Alessandro. A Cuba, è già una celebrità, anche se abita a Crema. Non ha vinto qualche Got talent, non ha girato film in età precocissima. Alessandro fa il bambino. E nel fantastico mondo dei bambini, lui ha capito che i dottori hanno fatto guarire il suo amico Cico, mio fratello, che abita davanti casa sua. L’ha aspettato che tornasse dall'ospedale e insieme ai suoi fratelli, gli ha fatto trovare una torta. Insomma, il modo migliore, più dolce per un saluto di bentornato.
Poi deve aver sentito che i medici della Brigata cubana di stanza a Crema ogni mattina e ogni sera, passano sotto casa sua, nel tragitto verso l’ospedale. Lui sa che i dottori curano e guariscono, ogni malattia. E quindi da quando Cico è tornato, Alessandro vuole scendere in strada per vederli passare, ringraziarli e fargli un saluto. Poi, un giorno i medici che viaggiano su dei pulmini, hanno chiesto all'autista di accostare. Si sono chiesti come mai, ogni giorno, alla stessa ora quel bimbo agitasse le mani in segno di saluto.
I suoi genitori gli hanno raccontato che il bimbo e i fratelli devono molto ai dottori, perché Cico è guarito. I medici cubani si sono commossi, gli hanno regalato un piccolo camice da medico, uno stetoscopio, una mascherina e la bandiera di Cuba.
Stasera mio fratello mi ha videochiamato. Era con Alessandro e il papà. Nel suo piccolo camice bianco, aveva appena salutato i dottori sventolando la bandiera di Cuba. Anche stasera hanno rallentano, sono scesi e forse gli hanno insegnato qualche parola in spagnolo. Al telefono Alessandro sorrideva, e quando gli ho chiesto se da grande farà il dottore, credo che mi abbia guardato con un po' di compassione. Sì, il dottore mi ha risposto.
I bambini sanno guardare con occhi così puri e innocenti, da rendere bella anche questa malattia.

 

di Lauro Zanchi


foto: repubblica.it

CARA ANSIA....

5 maggio 2020
Cinquantacinquesimo giorno di quarantena

Può sembrare una cosa banale, ma io quando devo fare una verifica ho tanta ansia.

Quando la prof mi consegna quel foglio, io lo prendo, lo metto sul banco e lo guardo, è tutto da completare, la mano mi trema  e la sensazione è sempre la stessa, non so da che parte girarmi.

Ho molta paura di sbagliare, anzi troppa, anche  se le cose le so e ho studiato parecchie ore nei giorni precedenti. Tutti mi ripetono sempre lo stesso ritornello di stare tranquillo, che ho studiato e le cose le so, ma io proprio non ce la faccio.

Grazie a te cara ansia, ho preso tanti voti brutti nella mia vita, certo qualcuno, anche per colpa mia, ma la maggior parte è stata colpa tua.

Qualcuno mi ripeteva che magari mi prendeva l’ansia, perché non avevo studiato bene, e quindi non ero abbastanza sicuro, ma non è così. Sono sicuro. Il punto è che però non riesco mai dimostrare quanto abbia studiato davvero perché ho sempre dovuto combattere con te, cara Ansia e sin dalle elementari.

Ecco che si spiega il motivo del perché io preferisca sempre le interrogazioni, perché lì almeno non mi ritrovo da solo con il foglio bianco da compilare, ma mi ritrovo  con una persona seduta davanti a me, una prof, che cerca sempre di mettermi a mio agio e fin dove può mi fa ragionare e arrivare alla risposta.

Durante la verifica se malauguratamente non mi ricordo una risposta, ecco che l’ansia dentro di me aumenta sempre di più e a differenza delle interrogazioni non la controllo. Durante le interrogazioni invece modo non so bene come, forse semplicemente cominciando a parlare, oppure per merito dei prof, ecco che quest’ansia scompare.

Sarò strano a preferire le interrogazioni alle verifiche scritte, lo so, me lo dicono tutti, ma penso anche che la maggior parte degli studenti  abbia il mio stesso problema e vorrei dirgli di non abbattersi bisogna perseverare perché un giorno quest’ansia scomparirà e saremo in grado di dimostrare  quanto valiamo davvero!

 

di Marco Verdoliva, 3^ D Rel

 

AL BAR CON GLI AMICI

6 maggio 2020
Cinquantaseiesimo giorno di quarantena

Fisso il soffitto della mia stanza da circa le due di pomeriggio e sono ormai quasi le tre…

Voglio uscire, ma non so con chi e dove; poco importa, tanto sarebbero stati i mille pensieri critici e controversi che ho in testa a farmi compagnia.

Già, sono quasi sempre così le mie giornate, l’unica cosa che m’impedisce di uscire allo scoperto è la mia mente, me stessa: Noemi.

Quello che non ho detto alla mia famiglia è che dei ragazzi al campo estivo si sono avvicinati per parlarmi, giovedì scorso, pareva che fossero più loro interessati a me; penso che volessero fare amicizia.

Ricordo molto poco di loro, di ciò che mi hanno raccontato…solo i loro nomi:

Lorena e Natan.

Penso che avessero circa la mia età.

Poi, il buio totale…li avrò ascoltati per qualche minuto e poi ritornai ad ascoltare il mio ego.

Finisco di vagare nei miei ricordi e ricevo subito una chiamata:

è un numero sconosciuto, mi preoccupa perché non so chi sia, ma rispondo ugualmente…è Natan.

Mi sta invitando a mangiare qualcosa con lui e Lorena questa sera, al bar Orange&Co, vicino all’officina dove lavora mio padre;

non so cosa rispondere, perché non mi aspettavo questa chiamata e, sinceramente, non ricordo nemmeno di avergli dato il mio numero…

Dalla fretta, per non farlo attendere troppo, gli do la mia conferma e termino la chiamata.

Solo due minuti e il mio cervello impazzisce:

comincio a chiedermi perché abbia accettato, che sicuramente avrei detto qualcosa di insensato, che non sarei stata abbastanza interessante, che avrei fatto, sicuramente, qualche brutta figura…

Insomma, era chiaro che non volevo andarci, o perlomeno una parte di me non voleva che ci andassi.

 

Sono passate le sette di sera, esco direttamente da casa senza nemmeno guardarmi allo specchio, perché è ciò che attiva la parte peggiore di me, quella critica.

Arrivo a destinazione, osservo il locale e noto che è molto accogliente, tutte le pareti hanno colori caldi, mi ricorda molto il tropico, la stagione calda…

Penso che al cambio di stagione modifichino anche il tema del bar, perché ricordo di esserci già stata, ma non rammento questa disposizione dei mobili, i colori e le decorazioni.

Ad un certo punto sento qualcuno che urla il mio nome; mi giro e individuo Lorena e Natan, seduti ad un tavolo posizionato vicino ad una delle tante vetrate del locale.

Mi rendo immediatamente conto che la collocazione di quel tavolo mi metterà in difficoltà, considerando infatti la facilità con cui mi distraggo; la panoramica dell'ambiente esterno ridurrà sensibilmente la mia attenzione che invece desidero mantenere focalizzata sui miei due “amici”…

 

Li raggiungo e mi siedo di fronte a entrambi:

sento ogni cosa, la mia mente si sta concentrando più su ciò che mi circonda che sulla conversazione con cui abbiamo iniziato la serata, che è abbastanza superficiale per me: mi stanno raccontando del fatto che ci erano già stati qui, per una specie di rimpatriata con i loro vecchi amici degli Scout e che si mangia veramente bene… e sciocchezze varie.

Andando avanti, la serata sta prendendo una piega un po’ diversa, più interessante:

mi sento più partecipe nella conversazione, è come se li conoscessi da sempre:

stanno cercando di farmi sentire a mio agio, perché penso abbiano capito che sono una persona particolarmente introversa e riservata.

Mi raccontano di situazioni divertenti che sono accadute nella loro vita fino adesso, mi sono parsi davvero molto disinvolti con me, con una ragazza che conoscevano da poco e con cui non hanno conversato granché, data la mia totale indifferenza, inizialmente.

Mi sembrano così aperti con me, senza nessun ritegno che mi stanno, addirittura, contagiando con il loro modo di fare:

comincio a ridere, dico la mia opinione senza preoccuparmi di cosa possano pensare, condivido con loro alcuni episodi della mia vita, racconto dei fatti su di me…

e nel frattempo, ordiniamo anche da bere: tre Mojito belli freschi al lampone, con insieme qualche stuzzichino, giusto per saziarci un po':

patatine, olive e qualche bruschetta.

Penso che siano le olive più buone che io abbia mai mangiato.

 

Passano le ore e mi rendo conto che il locale, pian piano, si sta svuotando e che a momenti rimaniamo solo noi.

Abbiamo finito da mangiare ma, gli argomenti di cui parlare ancora no…

Purtroppo, è tardi e Lorena afferma di essere stanca e che il mattino dopo avrebbe avuto un impegno importante; Natan invece sarebbe dovuto partire, nel pomeriggio, a Olbia con la sua famiglia.

Dunque, ci salutiamo e torniamo tutti a casa:

sinceramente, non avrei mai pensato di divertirmi così tanto, di tirare fuori così tanti aspetti della mia vita, di far capire chi sono…

Non mi sono nemmeno accorta che, quella fastidiosa vocina, che mi biasimava su tutto, che mi perseguitava da anni ormai, si era mutata.

Non pensavo che bastasse solo questo per combattere la mia contorta solitudine.

di Vanessa Marie Crapuzzi, 2^ SIE

ORGOGLIO E PREGIUDIZIO

13 maggio 2020
Sessantatreesimo giorno di quarantena


Ciao a tutti, mi chiamo Aleksandra e faccio parte della 2ARel.
Recentemente ho letto il celebre romanzo di Jane Austen intitolato “Orgoglio e Pregiudizio” e ho pensato di dare un mio commento personale rispetto a questo libro.
Questo romanzo, oltre ad essere ricco di dettagli, è molto coinvolgente, riesce a trascinare il lettore all’interno della storia, nonostante esso sia considerato abbastanza impegnativo.
L’autrice tocca con molta ironia diversi temi, che vanno dall’amore alla società del suo tempo, a come le madri spronavano le proprie figlie a maritarsi con un uomo benestante per poter vivere una vita agiata, nonostante magari non ci fosse nessun tipo di affetto.
Lo possiamo notare da come Elizabeth descrivere il matrimonio della sua amica Charlotte con Mr. Collins o da come la stessa Charlotte parla del matrimonio: non tanto un atto simbolico, come lo vediamo noi, ma guidato dal desiderio di vivere una vita agiata.
Un altro tema toccato dall’autrice è l’amore, quello vero, provato da Elizabeth e Mr Darcy.
E possiamo dirlo: non è stato un amore a prima vista, anzi, i due protagonisti provavano solo una grande antipatia gli uni nei confronti degli altri.
Il loro amore è stato graduale, inizialmente erano guidati uno dall’orgoglio e l’altra del pregiudizio, ma insieme sono riusciti a cambiare senza nemmeno accorgersene, riuscendo ad ammettere e capire i propri sbagli.
Il romanzo lo consiglio vivamente soprattutto alle persone che possono apprezzarne l’essenza.
Come ultima cosa volevo mettere una delle tante frasi di questo romanzo che mi ha colpita:
 “Molto spesso non è che la nostra vanità ad  illuderci, le donne amano attribuire all’ammirazione più importanza di quanta ne abbia”.
Questa frase mi ha colpita soprattutto per la verità che ho visto in queste parole, è assolutamente vero che molto spesso non sono le persone ad illuderci; ci illudiamo da soli, maschi o femmine poco importa, attribuiamo ad un complimento un’importanza che non ha, per poter soddisfare il nostro personale ego. 

di Aleksandra Petrovic 2^ A REL

28 MAGGIO 2020

28 maggio 2020
Settantottesimo giorno di quarantena

Giovedì 28 maggio, giovedì 28 maggio… è così strano, quasi non mi sembra vero. In questi giorni vorrei entrare in classe, urlare ai miei compagni “meno settee!” e vedere nei loro occhi la voglia di estate. Vorrei camminare nei corridoi e respirare quella voglia di libertà che solo in una scuola piena di adolescenti si può respirare, vorrei semplicemente passare gli ultimi giorni di questo anno scolastico con le persone a cui penserò quando mi chiederanno “e a scuola?”.  Invece eccomi qua, in camera mia, a fantasticare su come sarebbe stato quell’ultimo giorno, su quale sarebbe stato il tema della foto di classe e a chiedermi se saremmo riusciti a litigare anche l’ultimo giorno per poi salutarci e abbracciarci come nulla fosse. Provo a immaginare, ma è difficile. E’ difficile farlo in questo periodo in cui gli abbracci sono ancora malvisti e una semplice uscita in compagnia equivale ad un reato. E’ difficile immaginare i miei compagni sorridere adesso che i nostri sorrisi sono costantemente coperti da una mascherina. Ed è triste pensare che a settembre le cose non cambieranno di molto. E’ vero, adesso possiamo uscire, possiamo incontrare i nostri amici e possiamo addirittura sederci al tavolo di un ristorante. Ma ci sentiamo davvero liberi? Beh, io no. Non fraintendetemi, rivedere i miei amici è stato come tornare a respirare dopo mesi di apnea e riabbracciare i miei nonni è stata un’emozione indescrivibile, ma la verità è che sono perseguitata dalla paura che tutto ciò che abbiamo passato possa ricominciare, come se il futuro del mondo intero dipendesse da un gesto piccolo, un abbraccio, una stretta di mano. Questa credo sia la conseguenza più pesante che l’epidemia mi abbia lasciato: la paura. La paura che da un giorno all’altro la tv possa annunciare l’inizio di un altro lockdown e la paura di non poter vivere liberamente questi anni, che poi lo sappiamo tutti, sono i più belli. Mi sentirò libera solo quando potrò camminare in mezzo a una nuvola di gente senza preoccuparmi di coprire bene naso e bocca e quando uscire con gli amici non sarà più un atto di coraggio ma la cosa più normale del mondo. Intanto mi preoccupo di recuperare il tempo perso nel migliore dei modi e di non sprecare nemmeno un minuto della mia vita perché l’unica cosa di cui ho bisogno ora è tornare a vivere veramente!

di Paletti Vanessa, 3^ D Rel

UN ANNO SCOLASTICO UN PO' STRANO

4 giugno 2020
ottantacinquesimo giorno di quarantena

Si sta per concludere, un altro anno scolastico. Siamo ormai agli sgoccioli. Un anno scolastico strano, in cui da un momento all’altro non siamo più potuti andare a scuola, provando un’esperienza diversa, quella delle video lezioni.

Sembra che quest’anno scolastico sia incompiuto, penso soprattutto ai ragazzi della quinta elementare, della terza media e delle quinta superiore, concludere l’anno scolastico così, senza più rivedere il  compagno di classe con il quale hai legato di più e hai trascorso momenti indimenticabili, non deve essere bellissimo.

I miei compagni mi mancano, con loro ho legato molto, abbiamo vissuto momenti bellissimi insieme e non sono ricordi che svaniscono così, da un momento all’altro, non sarà certo una pandemia a farmi dimenticare di loro! Per fortuna ho ancora due anni da condividere con loro, con la speranza di poterli già rivedere a settembre. In fondo la scuola è questa, stare insieme ai compagni di classe, affrontare la giornata con loro, l’ansia pre verifica, le discussioni in classe, scoprire due minuti prima che c’è una verifica, di cui ti sei  scordato, sono tutti momenti belli quelli che si vivono nella scuola, soprattutto se li si condivide con gli altri.

 

 Credo che un po’ anche i prof sentano la mancanza di noi, come noi di loro,  perché alla fine si condividono sei ore ogni giorno con i compagni, ma anche con i prof, e credo che per un prof non ci sia cosa più bella che aver legato con una classe.

Penso che quest’anno scolastico abbia insegnato a tutti qualcosa.  Penso a quando i nostri genitori ci dicevano di goderci questi anni, perché non torneranno più, ebbene sì, ho capito che appena rivedrò i miei compagni di classe, starò con loro e mi godrò ogni singolo momento.

Cari compagni di classe, torneremo a riabbracciarci e a rivivere momenti indimenticabili, come quelli trascorsi.

di Verdoliva Marco, 3^D Rel

6 giugno 2020
ottantasettesimo giorno di quarantena

Il 28 maggio 2020, la nostra classe, la 1° A SIW  ha avuto un'opportunità grandissima: fare una video chiamata con dei ragazzi della nostra stessa età, di una scuola francese. Appena ci siamo connessi siamo stati accolti dal professore di italiano Andrea Cavaletto, insegnante nella scuola francese, che ha spiegato prima in italiano, poi in francese, cosa avremmo dovuto fare.

Il tema del giorno è stata la musica. All'inizio abbiamo fatto un brainstorming su una lavagna interattiva su cui ciascuno doveva scrivere tutto quello che gli veniva in mente con la parola “musica”.

 

Abbiamo poi fatto un gioco, in cui prima un ragazzo francese, poi uno italiano, formulava una domanda come : “qual è il tuo artista preferito?,” “che genere di musica ascolti?”. La riunione si è conclusa poi con un gioco, in cui dovevamo improvvisarci giudici di un talent show di musica. Il prof. Cavaletto ha prima riprodotto tre canzoni francesi, poi tre italiane. Ognuno di noi doveva esprimere con un emoji se e quanto quella canzone era di nostro gradimento.

Lezione alternativa.

di Barbuto Simone, Manzoni Giulia e Vujic Maja 1^A SIW

VORREI CHE......

10 giugno 2020
novantunesimo giorno di quarantena

Le ultime settimane per me sono state molto difficili.

Sono un ragazzo abbastanza timido e ho il difetto che i miei problemi li nascondo, chiudendomi sempre più in me stesso.

Credo che le ultime settimane siano state le settimane più difficili di tutta la mia vita.

Intorno a me tanta confusione, attimi di felicità, ma nello stesso tempo tristezza; gioia che si alternava a dolore, amici che mi sostenevano e amici che invece parlavano alle spalle, non facendo mai nulla per farmi star meglio.

Io però, non sono stato capace di coinvolgere gli altri esprimendo i miei sentimenti anzi, mi sono sempre rinchiuso in me stesso, sbagliando.

Non sto capendo molto di quello che sta succedendo attorno a me, ogni giorno ci sono nuovi problemi.

Ho deciso di scrivere questo pezzo per “sfogarmi” cercando di non trattenere nulla. Nemmeno questo dolore che ormai persiste da circa un mese e non cessa.

Lo ammetto, nella mia vita ho sempre paura di sbagliare, di far del male a qualcuno e forse è anche per questo che ora mi ritrovo in queste condizioni. Ci sono state persone in questo periodo, che si sono accorte del mio stato d’animo e nel loro piccolo hanno cercato di aiutarmi facendomi capire la loro vicinanza e presenza e per questo le ringrazio molto.

Tra qualche giorno sarà il mio compleanno, compirò ben diciassette anni, però devo dire che se gli anni scorsi non aspettavo altro che questo giorno, il giorno in cui sarei stato felice, quest’anno in me c’è qualcosa di diverso, forse non ho nemmeno tanta voglia di festeggiare.

Da piccolo mi dicevano di esprimere un desiderio quando soffiavo sulle candeline della torta, desiderio che non avrei dovuto svelare a nessuno per far sì che si realizzasse, quest’anno invece il mio desiderio voglio svelarvelo, vorrei che tutto ciò che sta accadendo attorno a me, tutta la confusione che ho nella testa, il dolore che porto dentro cessasse, così che io possa tornare alla vita di qualche mese fa.

di Marco Verdoliva 3^ D Rel