ASPETTANDO L'ALBA

Sabato 15 agosto 2020

Oggi è il giorno di ferragosto. Alcuni miei amici ed io abbiamo deciso di svegliarci presto per andare a vedere l’alba. Avevamo la sveglia alle 4:15 del mattino. La città vista a quell’ora ha un fascino stupendo perché nonostante il freddo, il buio e solo noi otto in giro, non trasmetteva un senso di tristezza, al contrario, ti sentivi al sicuro. Passeggiando per le vie vuote della città potevi notare piccole sottigliezze che in altri momenti della giornata non avresti potuto cogliere appieno. Arrivati in spiaggia abbiamo messo sulla sabbia i nostri teli e ci siamo seduti ad aspettare l’alba mentre chiacchieravamo del più e del meno. Mentre ero lì provavo una sensazione di pace interiore e armonia indescrivibile. I nostri discorsi avevano come sottofondo il suono delle onde del mare e il verso dei gabbiani. Si stava benissimo. In spiaggia c’erano anche ragazzi in after dalla sera prima che, come noi, chiacchieravano sottovoce per non rompere quel suono armonioso che scandiva la nostra attesa, accanto a ragazzi che invece dormivano sui teli mare. Dopo una mezz’oretta abbiamo iniziato a scorgere le prime luci del mattino e ci siamo trattenuti in spiaggia finché il sole non fu sorto del tutto. Prima di lasciare la spiaggia e andare a fare colazione siamo entrati in acqua fino a metà gamba per sentirne la temperatura. L’acqua era calda e limpida, perfetta per tuffarcisi dentro, se non fosse stato per il freddo che c’era all’esterno. Dopo colazione siamo tornati in spiaggia dove ci ha raggiunti il resto della compagnia e dove abbiamo trascorso il resto della giornata. Nel pomeriggio, come da tradizione per ferragosto, ci siamo divertiti lanciandoci a vicenda gavettoni d’acqua e palle di sabbia, concludendo il tutto con grandi risate e un caloroso abbraccio di gruppo.

di Linda Madini, 4D Rel

IL TEMPO CHE NON MANCA PIÙ

Martedì 17 marzo 2020

Ottavo giorno di quarantena

 

La noia, questa ragazzaccia, è entrata con prepotenza nella nostra vita da poco meno di un mese.  E si sa, a volte può spingerci a fare cose che in situazioni normali non faremmo, un po’ per il poco tempo che questa frenetica società ci lascia, ma spesso e soprattutto perché queste piccole cose, noi, le diamo per scontate. E così, un martedì sera di un mese piuttosto strambo, io e i miei genitori ci siamo ritrovati a sfogliare i vecchi album di famiglia. Libroni colmi di fotografie, di ricordi, di emozioni. Mi è bastato sfogliare alcune pagine per venire catapultata negli anni ‘90. Jeans, T-shirt colorate e il sorriso dei miei genitori sono ciò che accomunano le centinaia di fotografie scattate durante quegli anni. Guardandole non si può che respirare quel senso di libertà che come spesso raccontano, ha dato un senso alla loro giovinezza e che, in questo momento più che mai, noi tutti vorremmo tornare a respirare.

Ed ecco che arrivano anche le mie prime foto e mi accorgo che è proprio vero, il naso è della mamma, ma gli occhi beh, quelli li ho presi da papà. E sfogliando ripercorro la mia vita, la prima volta tra le braccia del nonno, il primo Natale e la prima notte passata nella mia cameretta. E’ trascorso così tanto tempo, eppure ricordo benissimo quel pigiamino o quel tanto atteso regalo che Babbo Natale mi aveva lasciato sotto l’albero. Mi rendo conto che forse il meglio deve ancora arrivare e che non c’è fretta, ho ancora tutta una vita davanti e ciò un po’ mi spaventa: cosa mi riserverà il futuro? Ne sarò all’altezza? E ancora, riuscirò a prendere in mano il mio destino? Ho bisogno di risposte e le risposte necessitano tempo. Ma questo non è un problema, al tempo del Coronavirus il tempo non manca mai..

 

Vanessa Paletti, 3 D Rel

 

18 marzo 2020

 Nono giorno di quarantena

Caro Coronavirus,   

sono un ragazzo di sedici anni che ha visto cambiare la propria vita grazie al tuo arrivo. In queste ultime settimane stai mettendo in grande difficoltà milioni di persone, all’inizio non pensavamo potessi essere così minaccioso e invece ti sei rivelato terribilmente pericoloso.

Hai dimostrato di voler vincere questa battaglia contro tutta l’Italia, anzi tutto il mondo, perché ormai sono davvero poche le nazioni che non sono state colpite da te.

Purtroppo a causa tua molti bambini non capiscono cosa stia succedendo attorno a loro, non possono andare a scuola e non possono incontrare i propri amici. Hai tolto lo sport a tantissimi ragazzi nel mondo, e tra questi ragazzi ci sono anch’io, a me hai tolto il calcio, cosa che amo tanto, ma che purtroppo da tre settimane ho dovuto abbandonare, per aiutare la mia nazione a non perdere questa battaglia contro di te. Il calcio per me era lo sfogo di una giornata andata storta, quando prendevo un brutto voto  a scuola se tiravo due calci al pallone la rabbia dentro di me diminuiva, ma tu caro Coronavirus mi hai rubato la libertà. Purtroppo però non ci hai tolto solo questa libertà, infatti a me come a molti altri ragazzi di tutta Italia , ma non solo, di tutto il mondo, hai sottratto la possibilità di andare a scuola e ora siamo costretti a fare video lezioni da casa. Bello? Mica tanto non posso più uscire, mi sveglierò anche più tardi la mattina, anche dieci minuti prima che la video lezione abbia inizio, ma mi hai tolto la possibilità di uscire con i miei amici, con le persone che più amo e più mi divertono, mi hai rubato la possibilità di andare a scuola, stare a contatto con i miei compagni di classe, ridere con loro, discutere il lunedì mattina del rigore della partita che si era giocata nel weekend, raccontare a loro quello che avevo fatto nel fine settimana dopo la partita di campionato, a loro questo interessava molto. A causa tua invece posso sentire i miei amici solo tramite cellulare o videochiamate quando ho voglia di rivedere la loro faccia. Mi hai tolto la possibilità di fare tutte queste cose caro Coronavirus, ma la battaglia non finirà qui, ti prometto che noi torneremo più forti di prima ci riprenderemo tutte le cose che più amiamo e torneremo nuovamente sui banchi di scuola. Ti sconfiggeremo. Dacci solo un po’ di tempo e vedrai che questa battaglia la perderai.

Marco Verdoliva, 3 D Rel

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LA SCUOLA IN QUARANTENA

20 marzo 2020
Decimo giorno di quarantena

Il COVID19 oltre a cambiare le nostre abitudini ha cambiato completamente  e radicalmente il nostro modo di fare scuola, in meglio e anche in peggio.

Improvvisamente siamo passati dal prendere mezzi di trasporto di ogni tipo, per raggiungere la scuola, muovendoci come formichine con zaini stracolmi di libri e occhiaie spaventose per le ore di sonno arretrate, ad alzarci due minuti prima della video lezione facendo in fretta e furia colazione, per poi inchiodarci davanti ad uno schermo per ascoltare i monologhi dei professori. 

Insomma, non proprio la stessa cosa, ma fare scuola in questo modo ha sicuramente dei vantaggi quali: non rischiare di perdere il pullman, non mangiare ad orari improponibili, non fare file interminabili nei bagni e davanti alle macchinetta del caffè,  non dover per forza vedere chi non ci piace, dedicare più tempo a noi stessi, avere più tempo per fare due chiacchiere con i nostri genitori e usare al meglio le nostri doti in ambito tecnologico.  

Ogni vantaggio porta però sempre con se’ uno svantaggio, non abbiamo più la possibilità di stare con i nostri compagni di classe e quindi l’ambito sociale della scuola è praticamente inesistente. Dover trascorrere troppe ore davanti allo schermo è sfiancante per gli occhi e per le schiena , sostituisce quindi  in tutto e per tutto gli zaini di piombo. Se poi dopo a un’interminabile mattinata di lezione, ci vengo assegnati troppi compiti non riusciamo nemmeno a svagarci.

Verò è che in questa situazione la capacità dei professori e anche la nostra di stare sul pezzo e organizzarci deve emergere necessariamente.

Penso che la scuola tradizionale e la scuola digitale siano due mondi completamente opposti e che entrambi abbiano una loro “modalità”. La scuola online dovrebbe avere orari, durata delle lezioni, compiti e tipologie di verifiche un po’ diversi dalla normalità.

Spero che nelle prossime settimane ci si organizzi sempre meglio e penso sarà possibile farlo. Ognuno deve necessariamente dare il meglio di sè per superare questo momento difficile, perché se #restiamoacasa allora #andratuttobene.

 

Alice Plizzari, 3^ D Rel

 

IL PIACERE DELLE COSE SEMPLICI

21 marzo 2020
Undicesimo giorno di quarantena

Nella mia vita non avrei mai pensato di vivere una situazione del genere. Una delle cose positive è che comunque le mie abitudini non sono molto cambiate, se non fosse per una cosa che non avrei mai pensato potesse fare così male: non vedo più il mio papà. Solitamente lo vedo un pomeriggio alla settimana, quindi qualche ora, per questo pensavo che avrei sopportato la lontananza. Ieri però, sentendo parlare mia mamma piuttosto che i miei professori, ho realizzato che questa quarantena potrà durare più del previsto e questo potrebbe comportare non vedere mio padre per molto tempo ancora.  Sono ormai dodici giorni che non lo vedo e, pur sentendolo quotidianamente, mi manca terribilmente. Non vedo l'ora che questa quarantena finisca per poterlo riabbracciare e per potermi godere appieno le ore con lui, se pur poche.

Questa quarantena mi sta facendo capire l'importanza di alcune persone, oltre al mio papà, che non ritenevo così determinanti per me e che invece si sono rivelate esserlo e il non poterle vedere mi fa molto male.

Queste “vacanze forzate” mi hanno fatto riflettere molto e sono giunta alla conclusione che, anche se le mie abitudini di vita sono rimaste le stesse, la mancanza di alcune persone che davo per scontate, mi ha fatto capire quanta importanza abbiano realmente.

Da questa quarantena sto imparando ad accogliere con un sorriso le piccole cose che la vita mi concede, lasciandomi stupire da tutto, ma soprattutto mi sta insegnando ad apprezzare i piccoli gesti perché capisci l'importanza di una cosa solo quando questa ti viene a mancare. Questa quarantena si sta rivelando un'esperienza di vita, che di certo mi porterò dentro per sempre

Linda Madini, 3^D Rel

 

UN VIAGGIO NEI RICORDI

22 marzo 2020
Dodicesimo giorno di quarantena

In questo periodo di “sosta forzata”è difficile far passare il tempo.

Al mattino si fa lezione on line, al pomeriggio ci si dedica ai compiti e allo studio e poi?? Bella domanda!!

Ho aiutato mia mamma nelle faccende di casa e mi sono pure improvvisata “chef per un giorno,”ma con risultati non troppo brillanti.

Un pomeriggio, per la felicità di mia mamma, abbiamo deciso di sistemare il box e, dopo aver visto i numerosi scatoloni che dormivano tranquilli da anni, avrei voluto girare i tacchi e scappare, ma dal momento che mi ero resa disponibile, mi sono armata di guanti di lattice e via con l’apertura dei cartoni.

Ho scoperto prima di tutto che mia madre ha uno spirito conservatore da far paura: sono saltati fuori i primi quaderni dell’asilo di mio fratello, i miei vestiti di carnevale creati dalla zia e persino un suo diario di scuola delle superiori .

Spostando l’ultimo scatolone, con mio stupore, è saltato fuori un machete!

“E questo? Hai un passato da serial killer e non lo so?”

Il viso di mia mamma si è rattristato per un attimo, mi ha tolto di mano il machete e, tenendolo stretto a sé mi ha detto:“questo arriva da Santo Domingo”.

Ci siamo sedute tra le scatole accatastate e ha iniziato a raccontarmi del suo viaggio di nozze a Santo Domingo e di tutte le peripezie combinate da lei e da mio padre.

Mi ha raccontato di essere stata due giorni in camera a stretto contatto col bagno (ci siamo capiti eh), di una escursione fatta all’isola di Saona dove mio padre, preso dall’entusiasmo e dalla fretta, si è dimenticato di mettere il costume da bagno per questo è immortalato in mutande, di essersi abbrustoliti al sole e ... del machete.

Nel viaggio di ritorno, i miei genitori avevano due valigie una ricolma  di souvenirs, tra cui il machete, non sapendo che anche se a Santo Domingo li vendono tranquillamente, in Italia è proibito portarli poiché vengono ritenute armi da taglio (anche se la lama non è affilata). Scesi dall’aereo e prese le valigie per dirigersi fuori dall’aeroporto, mia mamma, che camminava qualche metro avanti a mio papà, è passata tranquillamente mentre lui è stato fermato per il controllo del bagaglio, ma per fortuna la valigia con i souvenirs l’aveva mamma!!!

Così, al termine del suo racconto, abbiamo deciso di appendere il machete nel box, in questo modo ogni volta che vi entrerò mi spunterà un sorriso, guardando quel machete e immaginando mio padre che corre felice in mutande sulla sabbia bianca di Santo Domingo.

Sara Delfini, 5^D Rel

 

DUECENTOCINQUANTASEI

23 marzo 2020
Tredicesimo giorno di quarantena

“Andrà tutto bene” è la frase che io e mamma abbiamo pensato di tatuare sopra il sacchetto di carta contenente sei biscotti fatti in casa da noi e destinati agli anziani della nostra città che, a causa della quarantena non hanno la possibilità di uscire e rendersi indipendenti come facevano prima che questo mostro chiamato Coronavirus ci travolgesse. Per la loro distribuzione ci appoggiamo al contributo di una ragazza che ha messo a disposizione il proprio mezzo con il quale consegna agli stessi anziani la spesa alimentare e farmaceutica .

Il motivo per cui abbiamo scelto di compiere questo piccolo gesto è  semplice e legato al fatto che, non potendo dare un aiuto concreto e specializzato alla situazione di emergenza, abbiamo pensato di risollevare gli animi con un piccolo cuore di farina, zucchero, uova e burro.

Questo tipo di attenzione può venire da tutti e può far sentire le persone meno impotenti, inizialmente non pensavamo che un gesto così insignificante come questo riscuotesse tante attenzioni  al punto che lo stesso Corriere della sera ci ha dedicato un piccolo articolo.

E' stato così che ci siamo trovate a sfornare più di duecentocinquantasei biscotti al ritmo di Harry Styles confezionandoli dentro ai sacchettini di carta più tristi della storia, ma con la speranza nel cuore che "andrà tutto bene".

di Emma Tacca, 3^D Rel

 

IL LUPO PERDE IL PELO, MA NON IL VIZIO!

Martedì 24 marzo 2020

    Quattordicesimo giorno di quarantena

Non so per voi, ma per me questa quarantena sta significando una cosa sola:cibo, cibo e ancora CIBO.

Apro gli occhi al mattino e il mio primo pensiero indovinate a chi va, ebbene si, al cibo. 

Facendo due calcoli veloci ho realizzato di non poter continuare così, ne va della mia salute e del portafogli dei miei genitori, che non fanno altro che paragonare il mio stomaco ad un buco nero.

Queste simpatiche affermazioni, che poi tanto simpatiche non sono, e l’arrivo quasi imminente dell’estate mi hanno obbligato a trovare una soluzione. Corsetta al parco? Meglio stare a casa. Cyclette? Nah, pedalare per ore fissando un muro non è proprio la cosa più divertente del mondo. Cos’altro resta? Ci sono! Videochiamata con le compagne di danza alle prese con il mio stesso problema. Così, mosse dalla paura di non entrare più nei nostri amati tutù, tanto costosi quanto attillati, ci siamo date appuntamento per la nostra prima lezione di danza virtuale e, devo dire, è andata alla grande! Due ore intense di esercizi alleggerite da momenti di gossip, proprio come succedeva fino a poco più di un mese fa nella nostra amata palestra. Una playlist improvvisata e un tappetino da yoga è tutto ciò che ci è servito per allenarci e soprattutto divertirci, a dimostrazione del fatto che basta davvero poco per ingannare la noia e la fame, nostre più grandi nemiche in questi giorni. Tra un esercizio e l’altro non sono mancati racconti di aneddoti divertenti sul nostro passato da ballerine mancate che hanno lasciato spazio alla nostalgia e che ci hanno riportato alla triste realtà. Ma come ho imparato in questi giorni, non bisogna lasciarsi trasportare troppo dai ricordi, meglio crearne di nuovi. L’allenamento si è concluso con un appuntamento alla lezione successiva e con il profumo della torta che la mamma, dal piano inferiore, aveva appena sfornato. D’altronde come si dice? Il lupo perde il pelo ma non il vizio! 

Vanessa Paletti, 3^D Rel

 

 I 10 # PER VIVERE CON SPENSIERATEZZA

25 marzo 2020
Quindicesimo giorno di quarantena

#iorestoacasa è il motto di chi si comporta in maniera responsabile.

Per alcuni la quarantena può essere sinonimo di opportunità, magari per staccare la spina dalla stressante vita di tutti i giorni dedicandosi alle proprie passioni, probabilmente dimenticate, a causa dei troppi impegni quotidiani.

Per dare un po’ di conforto e coraggio abbiamo stilato una classifica delle migliori attività che si possono fare a casa per vivere una quarantena con spensieratezza.

 

  1. #PASSIONI. Riscoprite le passioni che avevate accantonato a causa dei troppi impegni, questo vi terrà lontano dai pensieri negativi e vi aiuterà a ritrovare voi stessi.

  2. #ALLENAMENTO. Anche se le palestre e gli spazi all’aperto per fare allenamento non sono usufruibili, allenatevi #restandoacasa, ciò vi aiuterà a tenervi in forma e a prepararvi per la prova costume, ricordiamoci che nessuno potrà fermare l’arrivo dell’estate, neanche il virus!

  3. #FOOD.  Immedesimatevi in uno chef pluristellato e dilettatevi a preparare le ricette più complicate e più stravaganti, vedrete quante risate e forse, scoprirete anche una dote segreta che non sapevate di avere.

  4. #BOOKSHARING.  Prendetevi del tempo per leggere quei libri che vi eravate prefissati di leggere e che non avete mai letto, si sa mai che nelle parole dei grandi scrittori possiate trovare qualcosa di interessante da voler condividere.

  5. #SOCIALIZZARE. Videochiamate, inviate messaggi, telefonate agli amici e ai parenti, insomma socializzate e fategli capire che nonostante non possiate  incontrarvi non vi siete dimenticati di loro.

  6. #FILM #SERIETV. Quando la noia si fa sentire accendete la tv e finite quella serie tv che avevate iniziato, oppure lanciatevi nella trama di un nuovo film, magari anche in lingua straniera chissà non sia un nuovo modo per impararne una o migliorare quella che già state studiando.

  7. #DIVERTIMENTO. Cantate, fate flash mob e ballate, fate vedere che nonostante tutto sapete ancora divertirti!

  8. #CHALLENGE. Sfidate voi stessi sperimentando nuove cose, chissà che non troviate una nuova passione da coltivare.

  9. #FUTURO. Siate ottimisti e fate una lista delle 10 cose che farete appena finirà questo periodo.

  10. #FOLLOWUS. Se non siete troppo impegnati a svolgere tutte queste attività fate un giro sul nostro blog, è un’idea carina ve lo consiglio!!

Se #restiamoacasa , #andràtuttobene !

di Marta Bianchi, 5^DRel

 

PRENDITI 7 MINUTI E 21 SECONDI

26 marzo 2020
Sedicesimo giorno di quarantena

Oggi mi ha ispirata l’autunno.

In questi giorni mi sto sommergendo di liste di ogni genere. Liste di canzoni che mi fanno stare bene, liste di persone per me importanti a cui dedicherei le mie canzoni, liste di cose da fare che non farò mai e persino liste di cose che un tempo erano normale quotidianità, ma che oggi sembrano azioni inimmaginabili come andare nella gelateria sotto casa. 

Oggi prenderò un pezzettino di questa lista, consigliandovi un paio di canzoni che stanno diventando protagoniste dei miei giorni di quarantena, 7 minuti e 21 secondi di spensieratezza:

 

-Cough syrup, dei Young the giant 

-Scared to live, dei The weeknd 

 

Spero vi piacciano! Non è così scontato il fatto che vi consigli i brani musicali da me salvati, sono inspiegabilmente gelosa delle delle mie scelte, quindi se mai dovessi consigliarvi delle canzoni, beh... sappiate che possedete un piccolo pezzettino del mio cuore!

 

 di Emma Tacca, 3^D Rel

 

PRONTO?

27 MARZO 2020
Diciassettesimo giorno di quarantena

Riflettendoci su, questa quarantena ha portato qualcosa di positivo. Ogni giorno, mentre guardo il telegiornale, mi assale un senso di preoccupazione nei confronti di tutti i nonni che devono avere una paura immensa a causa di questo brutto virus che ha deciso di prendersela soprattutto con loro.

Proprio ieri ho iniziato a chiamare le persone anziane che conosco, ad esempio prozie, zie, nonne e conoscenti vari. Ero abituata ad andare a trovarle, mi mancava molto dover spettegolare con loro e proprio per questo ho preso in mano il telefono e ho fatto il loro numero .

Durante queste chiamate mi assicuro che stiano bene e  chiedo loro se hanno bisogno di qualcosa, inoltre cerco sempre di distrarle un po’ dalle preoccupazioni, parlando del più e del meno, certe volte le nostre chiacchiere durano quasi un’ora.  A causa di questo Corona virus la maggior parte dei nostri “nonni”, trascorrono il loro tempo da soli  in casa.

Proprio ora che il tempo non sembra passare mai,  sento il dovere di consigliare a tutti i nipoti che in passato hanno trascurato i loro nonni che questo è il momento giusto per recuperare il rapporto con loro, non aspettano altro che una telefonata e un po’ di sana compagnia, seppur a debita distanza!

di Alice Plizzari, 3^D Rel

 

CARI MEDICI

28 marzo 2020
Diciottesimo giorno di quarantena

Cari medici,

vi siete ritrovati così, da un giorno all’altro a lottare, contro un nuovo avversario, il Covid-19.

Il tempo che stiamo vivendo ci sta insegnando che medici significa essere eroi, perchè cercate di salvare la vita laddove questa ci sta lasciando, ma significa anche fallire, perché qualche volta l’avversario è troppo più forte di noi. Ricordatevi però, mai abbattersi, sempre a testa alta, perché come diceva il vostro maestro Ippocrate: “Alcuni pazienti, sebbene consapevoli della serietà delle loro condizioni, recuperano la propria salute semplicemente attraverso il rallegrarsi della bravura del medico.”

Cari medici in questo momento, più che mai vi sono pazienti in condizioni gravi, ma che sanno di essere in buone mani, di essere nelle mani di persone generose che sono disposte a donare la propria vita per salvare quella degli altri.

Siete i nostri eroi, gli eroi di tutta Italia.

 

Avete tutto il nostro sostegno e siamo pronti ad aiutarvi nel nostro piccolo rimanendo a casa.
 

Marco Verdoliva, 3^D REL

 

L'ARTE DI ESSERE ME STESSA

29 marzo 2020
Diciannovesimo giorno di quarantena

In questi tempi le frasi più ricorrenti sono diventate:

“ma non ti stufi a casa?” 

“io sto per esplodere chiuso in casa” 

“non ce la faccio più, ho bisogno di uscire”, e chi me le dice si stupisce quando la mia risposta è che io in casa sto benissimo. Sarà che forse mi ci sono abituata ad avere una vita sociale poco attiva che questa quarantena non mi fa alcun effetto. Sono sempre stata abituata a trovarmi qualcosa da fare per il tempo libero ed è quello che faccio anche ora dopo le video lezioni e i compiti. Durante l’anno scolastico tradizionale sono normalmente molto più impegnata di conseguenza avevo abbandonato due delle mie più grandi passioni che in questo periodo ho di nuovo iniziato a coltivare: l’arte e la musica. Sono sempre state molto importanti per me poiché mi avvicinano al mio papà. Ho ricominciato a disegnare e a dipingere non solo su carta, ma anche su tela ed ho ricominciato anche a suonare il pianoforte. Proprio ieri ho finito di imparare una canzone che avevo iniziato a studiare  mesi fa, ma che per ovvi motivi avevo accantonato. Il mio ultimo dipinto è su carta ed è esattamente l’immagine del post. Doveva essere uno schizzo a titolo preparatorio, ma vado già molto fiera del risultato. 

La riscoperta della mia vena creativa è ciò che questa quarantena mi sta regalando.

di  Linda Madini 3^D Rel

 

MAL COMUNE MEZZO GAUDIO

29 marzo 2020
Diciannovesimo giorno di quarantena

Negli anni immediatamente successivi al secondo conflitto mondiale il senso di comunità era al suo apice, in quanto il popolo italiano, dopo una guerra trascorsa l’uno contro l’altro, si riunirono per contrastare il nemico comune: Il Fascismo. Ciò aiutò gli italiani a riprendersi rapidamente dalle tossine della guerra che nuocevano l’animo, avviando così la costruzione di un futuro con basi solide. Tale senso di comunità è poi andato affievolendosi col passare del tempo.

Negli ultimi anni, i popoli hanno smarrito il loro senso di appartenenza al proprio paese, noi giovani siamo cresciuti nell’idea di una città globale, tutto il mondo è ed era il nostro Paese.  Un distacco dovuto da vari fattori quali: la globalizzazione, che come il nome suggerisce influenza tutto il globo, internet che rende le persone più curiose verso ciò che è lontano e intangibile e la religione che risponde sempre meno ai bisogni dell’uomo contemporaneo sempre più materialista. 

In questo periodo, il senso di comunanza e di unione, è però rientrato nella nostra quotidianità a causa della famigerata pandemia COVID-19, che ha modificato i nostri pensieri e le nostre abitudini in quanto, sotto ordinanza del governo, siamo tenuti all’auto-isolamento. 

La segregazione ha riportato quel valore di appartenenza che era sopito, questo isolamento ci sta aiutando a rientrare in noi stessi e a ritrovare il nostro senso di comunanza verso il Paese e verso gli altri. Come esprime un proverbio, “mal comune, mezzo gaudio”, le avversità che ci colpiscono diventano più sopportabili se condivise. Questa nuova condizione esistenziale, determinata dall’emergenza, ha indotto la popolazione a riunirsi ancora una volta dopo il 1945, per  fronteggiare un nuovo nemico: il CORONAVIRUS. Piccole azioni come il canto dai balconi alle 18:00, la condivisione sui social di buone pratiche per tenere lontano il virus, le celebrità che organizzano raccolte fondi per sostenere la sanità pubblica,  le grandi aziende che investono il proprio capitale e la propria forza lavoro nella produzione di materiali necessari agli ospedali, i grandi magnati che donano ingenti somme a medesime strutture, insomma, piccole e grandi cose che messe insieme fanno la differenza.

Possiamo trarre la seguente conclusione che noi italiani valorizziamo la nostra patria solo nei momenti di difficoltà, cedendo alla tentazione di criticarla negli altri momenti, quando dovremmo invece apprezzarla e sentirci sempre fieri e parte di essa, al fine di garantire uno sviluppo del Paese e di poter convivere meglio tra di noi.

 

di José Veintimilla, 5^D Rel

 

LA FAMIGLIA: TEMPO RISCOPERTO

31 Marzo 2020
Ventesimo giorno di quarantena

La mia vita, anzi la nostra vita, è cambiata.

Dobbiamo restare chiusi in casa per aiutarci a vicenda e non si sa ancora quando le nostre vite torneranno alla normalità.

La mia vita è cambiata si, però, voglio sempre vedere il lato positivo del cambiamento. La mattina sono sempre impegnato con le video lezioni scolastiche, infatti la scuola com’è giusto che sia, non si ferma e noi anche da casa dobbiamo continuare ad imparare e a studiare anche in questi momenti di difficoltà.

Il pomeriggio , dopo aver fatto i compiti ho più tempo per rilassarmi e ne approfitto per stare un po’ con la mia famiglia, soprattutto con mia sorella, mi fa bene giocare con lei e divertirmi come qualche anno fa. Ogni giorno una sfida diversa, inventata al momento .

Dopo una bella e sana competizione tra fratelli dandoci appuntamento al giorno dopo per la rivincita, c'è anche il tempo per una videochiamata con Alice, anche lei costretta nelle mura domestiche e quindi, in questo periodo è impossibile vederci. Ma come noi, nel mondo ci sono tanti giovani fidanzati che hanno lo stesso problema, ma possiamo trovare anche qui il lato positivo, infatti sperimentiamo la distanza, ma anche la vicinanza dei nostri cuori, facendoci compagnia ogni sera durante la videochiamata. Dopo una bella chiacchierata con Alice si cena, e se non si è troppo stressati dalla giornata e troppo stanchi, c’è magari anche il tempo di un bel torneo in famiglia così, per scambiare due risate e magari stuzzicare un po’ il perdente dandogli la rivincita per la sera dopo. E’ così che le mie giornate trascorrono, alcune più velocemente, altre un po’ più lentamente, ma passano tutte, tra studio e divertimento, tra qualche verifiche o interrogazione ed una sana competizione in famiglia. Alcune volte chiamo i miei parenti che purtroppo non sono qui con noi in quanto vivono a Napoli, e anche sentire le loro voci è per me un’iniezione di forza per continuare a lottare e resistere nell’attesa di un altro giorno.

Questa dunque è una delle tante giornate già trascorse in casa e ce ne saranno molte altre, ma finchè si sta con la propria famiglia, ci si deve considerare privilegiati e fortunati. Era da molto che non trascorrevo così tanto tempo con la mia famiglia, oggi per me appoggio indispensabile per attraversare questo momento non facile.

dia Marco Verdoliva , 3^ D Rel

 

PESCE D'APRILE

1 aprile 2020
Ventunesimo giorno di quarantena

Pesce d’aprile! Peccato solo che quest’anno la vittima dello scherzo sia il mondo intero e che ci vorrà tempo prima di potersi vendicare. 

Sarebbe stato sicuramente un giorno migliore se avessimo potuto far impazzire i nostri compagni o i prof, ma tu, caro 2020, ci stai dando del filo da torcere.

 In poco più di tre mesi ci siamo ritrovati sull’orlo di una guerra mondiale, abbiamo visto l’Australia bruciare e poi, come se non fosse già abbastanza complicato, hai deciso di sferrare il colpo finale: un virus mortale in grado di sconvolgere la vita di migliaia di persone. Mi chiedo con quali altri effetti speciali hai intenzione di stupirci, ti chiederei cos’altro hai in serbo per noi se non avessi paura della risposta. Prima però volevo ricordarti una cosa: il gioco è bello quando dura poco, non ti sembra di aver esagerato? 

Va bene, quest’anno hai vinto tu: viaggi annullati, concerti rimandati e lezioni online saranno le uniche cose per cui verrai ricordato e se ci saranno dei bei ricordi sarà soltanto perché noi siamo stati in grado di cogliere quei pochi momenti di spensieratezza che ci hai lasciato vivere. Hai avuto il tuo momento di gloria, ora lascia spazio a noi, ce lo meritiamo.

Spero che il messaggio ti sia arrivato forte e chiaro. 

P.S. se il tuo intento era quello di farci divertire, mi spiace dirtelo, ma non ci sei riuscito.

di Vanessa Paletti, 3^ D Rel

 

ARIA DI PRIMAVERA

2 aprile 2020
Ventiduesimo giorno di quarantena

Oggi sono uscito, per comprovata necessità.

Cinque minuti di camminata all’andata e cinque al ritorno.

Oggi era una bellissima giornata, fuori. Calda, tersa. L’aria è cambiata, più leggera, fine, di primavera.

Gli alberi fioriti, il rosa tenue dei petali era straordinaria bellezza. 

Due cose ho chiesto: che finesse presto tutto questo, che ognuno di noi possa essere e sentirsi al sicuro.

E che la primavera ci aspettasse. Ma non sarà così: continuerà con il suo ritmo collaudato, un protocollo scritto dall’eternità. E ti accorgi di quanto sia piccolo l’uomo, di fronte all’universo. Ti accorgi di quanto sia impossibile manipolare le leggi del mondo e che l’uomo non è forte e onnipotente come ci hanno fatto credere per anni. Ma debole, minuscolo, minuto. Però coraggioso, straordinariamente coraggioso. E questo serve, a ciascuno di noi.

di Lauro Zanchi